Semifinali Ragazze 2009

20 settembre 2009

Le ragazze del softball vanno in finale!! Ci aspetta un lavoro importante.

 Ieri sul “Kennedyno” la squadra Ragazze softball del “Milano 1946”, integrata in modo decisivo da

una selezione dei Ragazzi, ha sconfitto nettamente Sanremo (12 a 4) e Forlì (13 a 3) nel girone di semifinale del Campionato nazionale, e
accede così per la prima volta alle finali nazionali, che disputerà il 4 ottobre contro Bollate, Roma e Sala Baganza.

La gioia e l’orgoglio sono grandi, per il risultato al di là di ogni aspettativa raggiunto da una squadra che per tutto l’anno ha lottato con risorse limitate, dall’organico spesso risicato fino al campo o alle palestre “a mezzo servizio” o alle palline in prestito dall’amatoriale.

Ma prima di distribuire i meritati complimenti ai protagonisti, vediamo la cronaca della giornata, e

qualche dettaglio tecnico che sarà importante in vista delle finali.

Il girone si è disputato su tre partite: due, le nostre, sono finite “tanti a pochi” in un’ora

e mezza, la terza, fra i nostri avversari, è durata quasi tre ore ed
è finita per un risicato punto di scarto.

la differenza l’hanno fatta i lanciatori (e la risposta delle squadre – battitori e difesa – al loro comportamento).

E questo sarà anche il tema dominante delle finali.

Vediamolo quindi in dettaglio.

Non solo Sanremo, che, lavorando in una zona isolata, gioca addirittura in un campionato maschile e non può

allenare lanciatrici, ma persino la blasonata Forlì, che è la
squadra giovanile di una “portaerei” della Serie A di softball,
hanno concesso in abbondanza bassi ball, colpiti e lanci pazzi che
hanno trasformato la partita Sanremo/Forlì in una lunghissima
battaglia di trincea in cui entrambe le parti segnavano i punti
camminando.

La pedana del Milano invece questa volta ha raggiunto l’area dello strike con buona regolarità, e da

lì ci è voluto poco per arrivare al guanto del catcher e così a
una serie di strike out, alternati da rare e fiacche battute a terra
ben giocate dalla difesa.

E’ così che abbiamo vinto.

Questo è stato il più appariscente contenuto tecnico della giornata, e quindi il primo complimento va a Bianca Messina e Marzia Nicoletti per il lavoro in pedana (Bianca no-hit contro Sanremo, stava per fare il bis contro Forlì e si è fermata a una sola valida dal record. Marzia ancora da perfezionare, ma gran produttrice di fiacche battute raccolte dallo stesso lanciatore o con facilità dagli interni).

Insieme ai complimenti, c’è ovviamente il programma di lavoro: come nelle ultime settimane, anche nelle prossime che ci separano dalla Finale, la frequentazione quotidiana o quasi del campo, magari per mezz’ora, da parte delle lanciatrici è il “segreto” per nuove, belle sorprese.

Il secondo elogio va alla difesa, che ha fatto un lavoro “di routine” pulito e implacabile con i sistematici out in prima sui quali avevamo basato la strategia di gioco. Qualche avversario è sì arrivato in base, ma lì è rimasto a guardare il terzo out che ha reso inutile la sua fatica.

Su questo lavoro di fondo della difesa, che è un altro dei punti sui quali lavorare per le Finali (difendere palle a terra, a tutta manetta), si sono innestati alcuni momenti più spettacolari.

Fra questi, hanno strappato gli applausi di tutti uno spettacolare doppio gioco contro Forlì (con una rapidissima trappola a cura del lanciatore e prima base) e la presa al volo del catcher Chiara che si stava “riposando” all’esterno centro e che ha fermato una pericolosa volata del Forlì che rischiava di portare a casa tre punti.

A proposito: Chiara nella pause degli allenamenti di queste settimane ha evidentemente trovato il tempo per ricucire quel buco che si era aperto nel suo vecchio guanto, e questo ha aiutato i lanciatori nella loro buona prestazione. Il guanto nuovo sarà ancora meglio quando lo avrà ben ammorbidito con gli abbondanti allenamenti delle prossime settimane.

Per altro verso, proprio a causa del livello modesto dei lanciatori avversari, l’attacco del Milano non ha dovuto affrontare lanci temibili, e ha sfruttato l’occasione colpendo i pochi strike disponibili: encomio speciale per il validone a basi cariche di Marzia contro Sanremo, ma positiva anche la raffica di battutoni dei ragazzi soprattutto nella seconda partita. Lo score registra una serie di out al volo (Pablo, Jo, Nina, Claudio, Chiara, Marta), ma chi ha visto con i suoi occhi può dire che non erano popponi facili nel guanto degli interni. Erano legnate che sono state ben difese dagli avversari fuori dal diamante.

Basta continuare a legnare, rendere un po’ più tese quelle volate, e prima o poi passeranno.

Bisogna lavorare, da qui alla finalissima, per rendere più “astuti” i maschietti abituati ai lanci baseball, e trasformare quelle volate in battute un pelino più insidiose. Basta un pelino, e la maggiore potenzia fisica dei ragazzi si farà sentire.

Pochissimi gli strike out subiti, ancora meno gli strike out “guardati” (notoriamente, l’unico esito che il coach di questa squadra non tollera minimamente), e almeno uno di questi ultimi ha fatto sgranare gli occhi a allenatori e pubblico verso l’arbitro (peraltro complessivamente egregi i signori Maiuolo e Hernandez, che hanno condotto partite ordinate, concise per quanto permetteva l’andamento dei lanciatori, e senza mai una tensione in campo. L’unico episodio controverso è stato discusso e risolto in termini “dottrinali” con tanto di consultazione dei sacri testi del complesso regolamento del nostro gioco. Cinque minuti di “Cassazione” in una giornata di giovanili, spassoso.

A proposito, i manager e tifosi delle squadre vanno tutti ringraziati per il clima sereno, degno di un torneo giovanile.

Insomma, le ragazze e ragazzi hanno girato la mazza senza per questo buttare via le molte basi ball che gli venivano regalate.

Un altro punto positivo è stata la pressione incessante dei corridori, che hanno rubato e fatto pressione ricavando punti da ogni svista dei lanciatori avversari.

Fra gli episodi, da citare una perfetta esecuzione del bunt di “sacrificio” da parte di Jo e Marzia, che ha portato Jo a casa dalla primabase e Marzia… salva in prima.

Va a finire spesso così, quando si fanno sacrifici: che alla fine, non si sacrifica nulla.

Si è vista ancora qualche ingenuità e timidezza nel prendere vantaggio sui lanci, soprattutto da parte dei ragazzi che devono abituarsi alle regole del softball: e ci alleneremo su questo. Ma complessivamente si è vista una squadra che guarda i segnali dei suggeritori, corre e si butta.

Simpatica la galleria di risposte dei ragazze/i al nuovissimo segnale “prendi un lancio”, introdotto per sfruttare i ball avversari: Joe con gli occhi sgranati e che trattiene a stento la mazza, Federico con gli occhi al cielo, Chiara stupefatta “ma come, ne aspetto ancora un altro?” e poi contenta della base ball “inaspettata”.

E questo ci riporta al tema “lanciatori”.

E ci fa tornare seri.

Perché la pacchia, quantomeno questa pacchia, è finita.

Alla finalissima avremo davanti squadre che allenano bene i loro lanciatori, e una che è addirittura considerata una specie di “accademia” per lanciatori e pitching coach.

Quindi: le lanciatrici, avranno di fronte avversari da cui imparare, non da compatire.

E quanto ai battitori: non vedremo le piogge di basi ball e lanci pazzi che hanno segnato la giornata di ieri, e le palle in mezzo al piatto non saranno bocconi facili da sventolare con baldanza.

Vedremo sassate tese, drop, qualche rise dalle migliori lanciatrici.

I rise bisognerà guardarli bene.

Distrarre gli occhi mentre si gira la mazza non ci verrà perdonato.

Con due strike a carico arriverà UN ball, non quattro, e sarà insidioso e ghiotto.

Le palle veloci bisognerà attaccarle con mani svelte e fianchi allenati dalla corsa, senza timidezze. I ragazzi dovranno rinunciare alle girate “da fuoricampo” e battere svelti, duri e puntando al “singolo che provoca errori della difesa”: una palla a terra dura e tesa.

I rari lanci sbagliati bisognerà pazientare e usarli fino in fondo uno per uno.

Le rare basi ball che ci concederanno bisognerà spremerle fino in fondo rubando come dannati.

Cioè: un’altra cosa che alleneremo allo spasimo in questi prossimi quindici giorni, sarà la battuta delle palle veloci.

Portate in allenamento guantini e crema “Prep”, perché il coach non può promettere risultati… ma di sicuro promette calli.

E con questo si conclude la parte tecnica/seria-seria della cronaca di ieri,

e passiamo alla festa:

grazie e bravi a Bianca, Marzia, Nina, Chiara, Alice, Marta, Maryesis, Federico, Claudio, Jo, Pablo, Domenico, Guli.

Grazie davvero. Di cuore. Ci siamo divertiti, siamo orgogliosi, ci siamo dimenticati ogni fatica.

Siete un branco di sfaticati renitenti all’allenamento, per farvi correre abbiamo perso le tonsille, per raccogliere le palline in allenamento vi ci vuole la frusta, un orologio non sapete cosa sia, ma per arrivare dove siete arrivati con i mezzi che avevamo, vuol dire che siete così genuini da essere simpatici a Qualcuno molto in Alto,

Cioè si vede che siete ragazze e ragazzi di 10 o 12 anni in pace con se stessi, che fanno sport con voglia e entusiasmo, e che crescono da un mese all’altro, da una partita all’altra.

Lo sport è tutto qui: meglio di ieri, un pochino meglio di ieri, una cosa nuova e migliore ogni giorno.

Quando strapazziamo voi e i vostri genitori per quell’”ogni giorno”, che diventa troppo spesso “un giorno sì e tre no”, è perché “giorno dopo giorno” è il modo in cui si cresce.

Se lo sport, cioè il “modo di crescere”, che avete scelto è il softball, esso diventa ogni giorno una parte della vostra vita. Non è un fatto eccezionale, estraneo, lontano dalla routine quotidiana. E’ come il cibo o la scuola. Ogni giorno.

Purtroppo c’è un grave malinteso, credo ideologico, sul significato dello sport. Non si gioca “per passare il tempo” o “per divertirsi”. Si gioca per vincere.

Non ho detto “si fa qualsiasi cosa per vincere” (barare, scannare, litigare). Ho detto “si GIOCA” per vincere. Correre, saltare, tuffarsi, tirare, respirare, spingere, pensare.

Cioè si gioca per essere ogni giorno un po’ migliori. Per vincere gli errori e i difetti di ieri. Per vincere le paure, le timidezze, la forza di gravità che tira giù quella palla, la fatica nelle gambe.

“Essere oggi un po’ più di ieri” è la definizione di crescere.

Battere il passato, guadagnare il futuro, essere un po’ più forti dell’avversario che simboleggia

le difficoltà e i limiti.

Quindi: sono contento di avervi conosciuto e di aver giocato con voi, ma sono ancora più contento che abbiate vinto.

Preferisco aver vinto a prezzo di qualche litigata e del titolo sarcastico di “Mister Simpatia”, che avervi visto perdere in un clima di fasulla unanimità e di facile accontentamento.

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