Galileo Galilei

Galileo coach di softball – 1

Galileo Galilei che lascia cadere dalla Torre di Pisa le sue palline da softball e misura se cadono più rapidamente delle palline da baseball e delle bocce, ha qualcosa da insegnare al coach di softball.

Tornerò su questo argomento in modo più sc-sc-scientificamente esatto se a qualche lettore interessa, ma intanto, mi limito a citare un paio di idee e di astuzie operative suggerite proprio da Galileo (che – fatto poco noto – cercò inutilmente di introdurre a Pisa un gioco vagamente simile al softball):

1) antica saggezza dell’esterno: più in alto sale un pop-fly, più ripida sarà la sua caduta, e la traiettoria di discesa sarà sempre più ripida della traiettoria con cui la palla è salita (con quali curve, lo vedremo in una prossima occasione).

Aria, vento, umidità contano molto meno dellla buona vecchia forza di gravità (quindi, dei parametri di altezza, angolo e rapidità della salita), che in questo caso domina di gran lunga su qualsiasi altro fattore (l’esterno o il battitore o il tifoso che danno la colpa al vento e all’umidità per un “quasi fuoricampo” o “quasi presa al volo”, prendano nota).

Esiste la “palla che sembra un fuoricampo” e invece cade corta, ma non esiste il contrario.

2) voglio allenare un battitore a battere palle veloci in modo reattivo e esplosivo.

Invece di fare toss frontale o laterale, mi metto accanto al battitore, alzo il braccio sopra al piatto, lascio cadere la palla (interna, esterna, davanti, sul filo).

La palla, lasciata cadere dai due metri circa ai quali arriva il mio braccio,

cadrà sempre alla stessa velocità (niente scuse, “me l’hai lanciata piano”, “ieri lanciavi più forte”), cadrà con precisione nel punto del piatto dove la voglio, e cadrà molto veloce.

La sua accelerazione è sempre di 9.8 metri al secondo quadrato. E’ facile calcolare a che velocità viaggia a seconda dell’altezza dalla quale la lascio (posso usare una sedia per aggiungere 50 centimetri).

Posso modulare il tempo di reazione al quale costringo il battitore, usando queste varianti: l’altezza (la sedia che ho menzionato), l’uso o meno del caschetto che impedisce di vedere la palla fin dall’inizio della caduta, l’uso o meno di un segnale acustico per aiutare il principiante.

Posso valutare visivamente la velocità della girata dall’altezza dove avviene l’impatto: il principiante o il “giro lungo” batterà vicino a terra, mentre un impatto alla cintura su palla lasciata da due metri è molto buono per una juniores, un impatto nelle stesse condizioni con caschetto e visiera è “pane da masticare” per una seniores.

3) partenza dalla terza base su volata lunga agli esterni.

Gli amici Galileo e Newton mi garantiscono che non vedrò mai la palla battuta lunga, che sta ricadendo verso il guanto di un esterno, fermarsi a mezz’aria e risalire. Una volta che ha cominciato a scendere, non si ferma fino a terra, accelerando eccetera eccetera. 

Inoltre mi danno la possibilità di calcolare quanto tempo ci mette la palla a cadere da circa 4 metri al terreno, o da 4 metri all’altezza del petto di un giocatore.

E allora: se sono il corridore in terza, invece di tenere il corpo storto a guardare l’esterno e cominciare a correre sbilanciato (o correre il rischio di fermarmi a guardare l’esterno che palleggia), perché non faccio così:

ho preso vantaggio sul lancio, sulla battuta in volata torno a pestare il sacchetto di terza, guardo verso l’esterno.

Ma quando la palla è a circa 3 metri dall’esterno (5 metri di altezza), mi giro in posizione di “partenza per rubata”, conto a alta voce “un-milione-e-uno” e parto dritto verso casabase.

Nel tempo che ci ho messo a contare, la palla o è caduta nel guanto dell’esterno (trattenuta o persa, non mi interessa), o è caduta addirittura a terra.

Mentre l’esterno estrae e carica il tiro, io ho già corso per circa un secondo, partendo da una posizione equilibrata invece che dovermi torcere.

Se l’esterno prende la palla, sono certamente e perfettamente in tempo.

Se palleggia o la manca clamorosamente, nessuno starà guardando me, arbitro incluso.

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