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Caos e controllo -1

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“Spiegami l’essenziale del softball in due frasi”. Be’… Una delle possibili risposte è: “Un grande numero di giocatori della stessa squadra, in difesa, cerca di imporre alla palla (che simboleggia la natura, la realtà) il totale controllo. Un individuo, in attacco, cerca di far perdere il controllo della palla alla difesa, toccandola una sola volta ma avviando una serie di eventi che portino gli avversari al caos“.

 Cosa significa? Cosa ne deriva?

Il lancio, il gesto iniziale, è la massima performance di controllo. Due giocatori devono passarsi la palla con la massima abilità, con il massimo controllo e calcolo, e con il massimo dominio della forza. La fanno passare sotto il naso di un avversario sfidandolo, ma mantenendone il possesso. Pitcher e catcher cominciano e finiscono un evento senza sorprese, costruito nella massima intesa, calcolato al millimetro. I loro gesti marcano il punto d’inizio e il punto di arrivo con precisione e definitività. Uno strike è così, è andato così, e non poteva essere diversamente. Un pelo fuori, era ball, un pelo dentro, era una valida.

E ancora: il gesto di celebrazione dopo un out a basi vuote è “far girare la palla”, esibire la sicurezza dei gesti e del controllo. La difesa ha trionfato perché è padrona della palla.

All’estremità opposta, il fuoricampo simboleggia la massima perdita di controllo possibile. La palla la natura, è lontana, invisibile, al di là di una barriera invalicabile. E’ altrove. La difesa non può più nulla, la palla è completamente inaccessibile.

Nel mezzo: una rimbalzante potente, una linea nel buco fra i difensori, un bunt inatteso, costringono tutta la difesa a rompere le sue posizioni e adeguarsi a una nuova realtà.

La difesa conosce perfettamente la natura e quindi la controlla. Legge i rimbalzi della palla a terra, legge le sue traiettorie in aria, legge il campo bagnato o asciutto.

 Riconduce una realtà imprevedibile e disordinata (una palla che vaga rimbalzando) all’ordine.

 Gestisce l’azione dall’inizio alla fine, la porta a conclusione.

 L’attacco legge le strategie di controllo della difesa e, sapendo a sua volta come dominare la palla la gioca però nella direzione opposta: aumentandone la volatilità, l’imprevedibilità.

 E l’attacco non può gestire la palla per tutta l’azione: può solo gestire l’inizio di una serie di eventi, il primo impatto, ignorando quali saranno gli eventi successivi e giocando poi reattivamente (corsa, rubata, ecc.) in risposta a eventi, a conseguenze della battuta (palla persa, tiro sbagliato, presa perfetta, scelta difesa), che non può dominare ma ai quali può adattarsi.

 La partita diventa una gara in cui le due squadre, a turno, usano uno dei due modi in cui un essere umano può gestire la realtà:

dominandola con la forza e quindi imponendo il suo controllo, spendendo energia per rendere prevedibile l’imprevedibile,

oppure adattandosi all’imprevedibile quando la sua forza non è sufficiente a dominare la realtà. E spendendo energia per CREARE imprevedibilità per il competitore.

Chi vince la partita? Quello che domina o quello che si adatta?

 Entrambi.

Chi è più bravo, a turno, sia a controllare la palla sia a mandarla fuori controllo e adattarsi poi alle sue imprevedibilità.

Chi crea più caos in attacco e subisce meno caos in difesa.

E anche la fine della partita contiene questi due elementi: l’estremo ordine del risultato, anzi addirittura lo score con la sua trascrizione punto-a-punto degli eventi,

e il fatto che non è mai l’ultima partita. La conclusione del gioco non mette mai fine alla competizione, dà solo l’appuntamento alla prossima volta. Il gioco quindi (cioè la dialettica fra ordine e caos) non si risolve, non finisce.

Il risultato crea ordine e segna un punto fermo, ma la realtà continua a cambiare.

Saper creare il disordine quindi è importante tanto quanto saperlo controllare.

Ma per creare il caos, il disordine, bisogna essere capaci di pensare il disordine, di conviverci, di sopportarlo.

Il battitore non sa con certezza dove andrà la palla che batte e soprattutto non sa minimamente come verrà giocata: mentre completa il giro di mazza e fa il primo passo verso la prima base, deve interpretare il caos che ha creato, quantificarlo e qualificarlo, sapere quanto e come la difesa è stata messa in difficoltà, e adeguare i suoi obiettivi.

Come alleno tutto questo?

Non con uno schema prussiano in cui la metodica esecuzione dello schema difensivo renda tutto prevedibile. Questo serve, ma ad altro.

Non memorizzando l’elenco degli schemi con cui rispondere a ogni possibile variante dell’imprevedibile. Avere degli schemi serve, ma ad altro (a economizzare tempo nella risposta, a gestire l’energia, a non aggiungere caos a quello creato dal battitore).

Devo allenare a pensare in condizioni di disordine.

Cominciamo dalla difesa.

Primo passo di una serie di allenamenti successivi (più centrato sul versante dell’ordine che su quello del caos, ma propedeutico):

corsa sul campo, lungo le basi, a coppie, palleggiando (a una mano, a due mani, con rimbalzo, a seconda della capacità delle atlete); a un segnale (reso il più possibile casuale), le coppie si disperdono in diamante e continuano a palleggiare muovendosi senza urtarsi o intralciarsi.

Se si intralciano, se c’è una collisione, il gioco cambia (le due coppie che sono entrate in collisione ripartono una dalla prima base e una dalla seconda, e devono tagliare il campo in diagonale verso la terza e casabase senza collisioni prima di poter riprendere a muoversi liberamente).

Se i giocatori sono pochi, rimpicciolire il campo utile per aumentare la probabilità di interferenze.

Se la palla cade, introdurre regole che complichino la situazione [a chi cade la palla, prima di riprendere deve tagliare il diamante in diagonale costringendo le altre coppie a scansarsi, poi riprende il suo moto “casuale”].

A un altro segnale anch’esso il più possibile causale, le coppie riprendono a palleggiare lungo le corsie fra le basi, partendo dal punto del diamante più vicino.

 O dall’estremità opposta.

 O le palle sono di due colori diversi e vengono chiamati scambi fra chi palleggiava giallo e chi palleggiava bianco.

 O le coppie possono essere scomposte e ricomposte in risposta a segnali dell’allenatore.

 O con uno scopo (numero di rimbalzi in un dato tempo).

 O si tratta di due squadre che gareggiano, e una squadra a turno può chiamare segnali all’altra.

 Tutto questo verte ancora intorno al CONTROLLO in condizioni di affollamento, perdita della formazione, disorientamento.

 Prossima puntata, il caos vero e proprio.

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