Respiro -1

panic

L’essere umano non può controllare coscientemente il proprio battito cardiaco, tantomeno può ordinare alle surrenali di secernere o meno adrenalina. Eppure, dominare i sintomi fisici della paura, dell’ansia e della rabbia può essere decisivo in una partita.

Un big inning perdente in cui ci rifilano i tre punti che ci sembrano farci sfuggire definitivamente la partita, magari condito da qualche gesto o urlo di stizza, può elevare la rabbia e la tensione, e metterci in una condizione psicofisica di disorientamento e vulnerabilità.

Questa condizione FISICA (cuore a mille, sguardo a tunnel, gambe rigide, mal di stomaco, respiro corto, atteggiamenti di “posturing”, aggressività o depressione) può durare 10/15 minuti.

Così, accade che un “big inning negativo” duri… tre inning. Prendiamo tre punti al primo inning e fino al terzo inning siamo fisicamente delle carogne autistiche. E ciao, rimonta.

Ma mentre “al cuore non si comanda”… alla cassa toracica sì, si può comandare.

Posso controllare il respiro, e attraverso il respiro controllare il cuore, e attraverso il cuore controllare l’adrenalina e i suoi effetti collaterali sulla mente e sulle mie capacità neuromotorie.

E allora perché non usare il “respiro tattico” per rimettere la mia mente, e il tono della squadra, in condizioni di stabilità e lucidità, e le mie gambe e braccia in stato di scioltezza?

La squadra collettivamente si prende UN MINUTO E MEZZO, nel cambio campo, e INSIEME – guidata dal catcher o dal leader naturale, nemmeno dall’allenatore – fa il seguente ciclo:

“Respirazione tattica” (controllo della respirazione per controllare il panico e la tensione):

a) inspirare per 4 secondi riempiendo completamente i polmoni
b) trattenere il fiato per 4 secondi a polmoni pieni
c) espirare lentamente impiegando 4 secondi a svuotare i polmoni
d) restare 4 secondi con i polmoni vuoti

ripetere il ciclo due, tre volte se possibile.

Il battito cardiaco rallenta drasticamente e rapidamente, dalla fascia 120/150/180 (fatica/rabbia/allucinazione) verso i 90/80 (calma, pensiero razionale).

Alla fine del ciclo, un urlo collettivo, o due parole “giuste” dell’allenatore, ci stanno.

Ma due parole dette a una squadra che ansima per la rabbia e il dolore, non verranno ascoltate. Due parole a una squadra con i battiti a 80, magari sì.

Entrare in campo guardandosi e respirando insieme al ritmo del leader, ci sta ancora di più – e gli avversari lo vedono.

Ovviamente il “respiro tattico” va allenato:

Innanzitutto, per controllare il respiro, bisogna “avere fiato”, e capacità di controllare le fasi di recupero.

Quindi, interval training, d’inverno, nella fase iniziale della preparazione atletica:

“Piramide”

Corsa leggera alternata a camminata con respirazione profonda:

1 minuto corsa leggera
1 minuto camminata e respirazione
1’30” corsa leggera
1′ 30″ camminata e respirazione
2′ corsa leggera
2′ camminata e respirazione
2’30” corsa leggera
2’30” camminata e respirazione
2’30” corsa leggera
2’30” camminata e respirazione
3′ corsa leggera
2’30” camminata e respirazione
2’30” corsa leggera
2′ camminata e respirazione
2′ corsa leggera
1’30” camminata e respirazione
1’30” corsa leggera
1′ camminata e respirazione

Pausa, respirazione profonda.

Progredire fino a arrivare, con progressioni di 30″, a fare fino a 5′ di corsa continua (e relativi intervalli di riposo crescenti, ma inferiori ai periodi di sforzo).

Poi elevare l’esercizio a: alternanza di “corsa vera e propria e corsetta”, invece che “corsetta e camminata”.

Su questa base:

sessione di partenze dalla base con scarso recupero,

sul fiatone “con occhio a palla e lampi di odio per l’allenatore”, il leader della squadra “chiama” il respiro tattico e il gruppo lo esegue in cerchio, insieme.

Far verificare che funziona [va spiegato prima].

Fare attenzione alla dinamica con cui il leader della sqaudra (e non l’allenatore) innesca volontariamente una dinamica rassicurante e coesiva, SEPARATAMENTE dall’allenatore,

che magari in partita potrà essere stato il responsabile dell’incazzatura – e quindi in condizione di non poter rapidamente “recuperare” il gruppo.

POI si può parlare di psicologia, atteggiamenti e comunicazione, ma quando subisco un colpo fisico o morale [può essere un big inning andato male ma anche una collisione, urla del pubblico, un infortunio a una compagna importante…] e il mio organismo si dispone fisicamente a reagire/aggredire/scappare/inarcare la schiena per minacciare,

anche l’allenatore più “pisssicologo” non riuscirà a scavalcare il muro di sangue bollente che mi separa da lui.

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