Le orecchie hanno palpebre.

S

Le orecchie hanno palpebre.

La convinzione opposta, molto diffusa, è sbagliata. Si dice che “gli occhi hanno palpebre, le orecchie no” (come dire: “è possibile chiudere gli occhi e non vedere qualcosa che abbiamo davanti, ma non è possibile non ascoltare”). E invece non è vero. Le “palpebre” dell’orecchio sono neurologiche, non sono due lembi di pelle, ma sono altrettanto efficaci di quelle che coprono gli occhi.

Per esempio, e per citare un caso estremo, in condizioni di stress fisico e mentale estremo: è frequente il caso del soldato che riesce a parlare al suo compagno in mezzo alle esplosioni o alle raffiche di mitragliatrice. Oppure: il poliziotto che, dopo una sparatoria, ricorda solo il rumore, ma un civile che gli era accanto riferisce di aver parlato con lui, aver chiesto aiuto e aver ricevuto risposta e istruzioni, con un tono di voce alto ma non urlato.

Analizzando la scena dall’esterno sembra evidente che il frastuono sia tale che una voce umana non possa attraversarlo. Ma invece un orecchio preparato può “chiudersi” per una microfrazione di secondo evitando le esplosioni e “aprirsi” a intermittenza per lasciar passare i suoni che gli interessano. (Ovviamente non si tratta di una chiusura anatomica dell’orecchio, ma di una selezione delle frequenze da registrare oppure no, da parte del sistema nervoso).

Le parole chiave sono “interesse“, “preparazione“, “attenzione“.

Riesco a ascoltare nel frastuono SE sono allenato a riconoscere e interpretare i suoni che costituiscono il frastuono. Se sono abituato alle esplosioni, se so riconoscere il ritmo con cui avvengono, se conosco i segnali che mi avvisano dell’imminente esplosione. Allora l’orecchio si “chiuderà” escludendo solo quel suono specifico.

Un altro dettaglio interessante, è che di per sé le esplosioni [cito sempre un caso estremo, violento: ma è ovvio che questo vale a maggior ragione per le grida di un tifoso avversario, per rumori che mi distraggono mentre mi alleno, per l’imianto di riscaldamento della palestra che copre la voce dell’allenatore, per la compagna che mi grida “critiche costruttive” indesiderate mentre lancio] non producono choc o danni al sistema nervoso. Se me le aspetto, se sono pronto a sentirle, se so di cosa si tratta, posso filtrarle.

Questo, in negativo. Per ciò che non voglio ascoltare.

Ma lo stesso vale per ciò che VOGLIO ascoltare.

Devo avere interesse a ascoltare con attenzione le parole che mi arrivano in mezzo al caos.

L’orecchio, allora, “va a cercare” i suoni che gli interessano in mezzo al caos e al frastuono.

Come “pensare” non è automatico, ma è un atto volontario.

Come “guardare”, “ossrevare”, non è la stessa cosa che “lasciare che gli occhi più o meno vadano in giro”,

così “ascoltare” può significare banalmente “far prendere aria alle orecchie” (“sì, sì, ti sto ascoltando. Dicevi?”), oppure invece può voler dire “prestare attenzione al mondo esterno con una tale concentrazione e abilità che l’orecchio riesce a sentire un discorso che gli interessa perfino sotto le bombe”.

La parola chiave, in definitiva, è “volontà”.

Voglio vedere, voglio sentire, voglio pensare.

Pensieri, sguardo e ascolto compiuti come atti volontari e deliberati sono atti rari, e molto diversi da quelli che la maggior parte delle persone compie in modo passivo,

come se occhi, orecchie e cervello funzionassero da sé.

Nessun commento ancora... lascia il tuo commento per primo!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: