E’ l’ora dell’esplosione!

 

Si rientra dalla lunga pausa natalizia, si fanno due allenamenti di “recupero della forma” sperando che le girls in diciotto giorni di abbuffo non si siano ridotte a pallette di lardo che arrancano sui trampoli, e poi si guarda il calendario: oddìo, la forza esplosiva!!!

Oddìo siamo in ritardo, oddìo bisogna fare ancora fiato, ma non posso fermarmi al fiato, come farò a avere fuoricampo, rubare basi, oddìo mi servono tre miglia in più sui lanciatori e mezzo secondo in meno sul tiro del catcher in seconda e raccogliere il bunt in un decimo di secondo in meno!

Mancano due mesi al campionato! E prima che queste abbiano smaltito il panettone saremo al 20 di gennaio!

Cosa gli faccio fare: i balzi-e-rimbalzi giù dai gradoni con addosso lo zaino pieno di sassi, prima che abbiano recuperato un filino di tonicità in quelle gambe? E le rotule dove le vado a ricomprare, poi: al supermercato?!?

In alternativa, cosa facciamo: niente “boom!”? Niente “ka-pow!”? Niente “wham!”?

Allora, “in alternativa”, ci diamo una calmata e ragioniamo sulla metafora della “forza esplosiva” e della “esplosività” (stessa cosa? Mah…).

E spieghiamo a noi stessi e alle ragazze due o tre cose che, intanto, mentre ci ri-familiarizziamo con guanto e palla, magari ci aiutano a pianificare i prossimi due mesi.

LA POTENZA E’ NULLA SENZA CONTROLLO

Chiunque sia stato nei paraggi di una vera esplosione, sa che “forza esplosiva” è una metafora molto approssimativa per quel che accade in un gesto atletico.

Un botto di Capodanno, una mina, una caldaia che va per aria, una bottiglia di prosecco che cade per terra [crimine!] non assomigliano per niente né a un lancio né a una battuta.

Un’esplosione completamente dispersiva, che non proietti in una direzione definita qualcosa di letale, fa tanta scena, e ha un impatto psicologico (il rumore, soprattutto. Interi eserciti sono stati sconfitti dall’esaurimento nervoso da rumore – ma allora alleniamoci a cantare forte…), ma fa relativamente pochi danni fisici rispetto all’energia impiegata.

La devastazione deriva dalla qualità dell’impatto del proiettile (e bisogna che un proiettile ci sia), dal suo timing, e dal fatto che sia indirizzato verso un punto debole.

Fuor di metafora: il tempo che hai dedicato a battere palline da golf con un manico di scopa, non è “perso” ai fini dell’esplosività della tua battuta.

Domanda: quando battevi palline da golf con il manico di scopa, hai girato BENE, hai girato VELOCE anzi ACCELERANDO, hai alternato girate veloci a pause? Hai alternato girate a vuoto con una mazza vera e magari un po’ pesante a girate con il bastone o una mazza leggerissima? Hai curato l’impatto? La pallettina andava via dritta?

O schizzava da tutte le parti, perché la picchiavi arrivando una volta da nord una da sud e una da sudest? O hai ciondolato a mezza via trascinando le braccia rigide a forza di spalle? O molli? O hai fatto un giro che per andare da Milano a Rho passava da Padova?

Perché sennò la “forza esplosiva” [virgolette] servirà solo a far esplodere le mani verso il box opposto e a renderti il Più Veloce Pupazzo del Saracino Mai Visto. La Regina dei Foul sul Bar.

Quindi, magari, intanto che smaltisci il panettone, il lavoro al tee con strumenti differenziati lo calcoliamo (e lo facciamo) come UNO dei componenti del lavoro di “esplosività”.

Ci concentriamo, nell’ambito del gesto tecnico, sulle componenti di ACCELERAZIONE PROGRESSIVA (nella battuta: elastici, sacco da boxe, cura del contatto e del follow-through. Nel tiro e lancio: spin della palla e chiusura: guardando che il gesto sia COMPLETO).

Per dirla con un’immagine accessibile alle girls: la velocità dei gesti aumenta man mano che ti allontani dal tronco. I piedi e le dita sono più veloci delle ginocchia e dei gomiti e enormemente più veloci della pancia. Concentrati su dita, piedi, ginocchio.

[“gira veloce i fianchi?”. Ma quando mai? Qualcuno ha mai provato a guardarsi i fianchi? No. Non si vedono. Come fai a visualizzarli e a pianificare un gesto? “Guida” il gesto con parti del corpo che puoi vedere, e delle quali puoi visualizzare il movimento. Dici “gira i fianchi” e il 98% delle atlete istintivamente girerà il tronco compatto, spalle e trippa unite nella lotta. Ridiglielo dopo che avranno imparato a dirigere il movimento con il ginocchio, e la musica cambierà].

ANCORA LA METAFORA DELL’ESPLOSIONE: NON E’ “TUTTO E SUBITO”.

Tutti vogliamo esplodere, ma nessuno vuole strapparsi.

E poi nemmeno un’esplosione è un “lampo”.

Un’esplosione fa “boooom!”, non fa “pop!”.

Oltre all’iniziale, quasi istantanea combustione di una sostanza chimica, l’esplosione produce il movimento di importanti masse d’aria, di gas sottoprodotto della fiammata iniziale, che a loro volta s’incendiano e viaggiano nello spazio, continuando a espandersi. L’esplosione più devastante avviene quando riesco a “incendiare l’aria”, a innescare una CATENA di reazioni che generano energia.

Usciamo dalla metafora?

Il mio scopo, quando io terza base dalla mia posizione scatto verso un bunt che rotola piano, non è fare in un miliardesimo di secondo i primi tre centimetri. E’ fare in mezzo secondo cinque metri mantenendo una posizione che mi consenta di vedere e gestire la palla e poi tirarla rapidamente e precisamente.

Quando batto, il mio scopo non è spostare il pomello della mazza dalla spalla al petto alla velocità della luce. E’ attraversare la palla, 60 centimetri più avanti, con la massima forza.

Un’esplosione è una CATENA di eventi.

E’ più devastante quando continua a CREARE energia, e non quando DISPERDE un’energia iniziale per quanto grande.

A maggior ragione nel gesto atletico compiuto da un corpo umano.

Il quale non è un TUBO che incanala gas o una LEVA semplice che trasmette una forza iniziale.

E’ un sistema complesso che usa o no, o in diversa misura, la forza, a seconda dei risultati che vuole/deve raggiungere e a seconda dei segnali di ritorno.

Introduci un dolorino, o anche solo una piccola debolezza da disallenamento, in un punto marginale a metà della catena cinetica, e la spinta iniziale si riduce del 90%. Altro che “esplosione”…

E’ come se la canna di un cannone chiedesse al proiettile “per favore rallenta perché qui a metà c’ho una crepa” perché è capace di proteggersi. Hai voglia a aggiungere carica per aumentare al spinta iniziale… La “carica” non esploderà mai.

SEMPRE PIU’ FORTE, PROGRESSIVAMENTE

Anche tecnicamente, le catene di eventi che costituiscono i nostri gesti tecnici sono tutte improntate all’ACCELERAZIONE.

Accelera esponenzialmente la testa della mazza mentre avvicina la palla,

accelera la corsa di chi ruba una base,

è una combinazione di accelerazione e decelerazione la giocata dell’interno sulla palla.

Non c’è una esplosione iniziale e subitanea seguita da inerzia.

Ogni segmento della catena [mah… mah… non è una macchina…], dicevo, ogni “segmento” della “catena” AGGIUNGE forza. E l'”esplosione” è il frutto di una sequenza coordinata e fluida di spinte che aggiungono forza facendo ACCELERARE l’oggetto che sto spingendo/tirando (mazza, palla. E quando poi sto spostando il corpo, la continuità e fluidità dello sforzo è massimamente necessaria e evidente).

Le mani non “strappano” all’inizio della battuta per poi lasciare che l’inerzia trascini la mazza [a qualcuno piace battere pop fly?].

La mano che tira non “strappa” all’inizio per poi semplicemente aprirsi e lasciar andare la palla. Anzi accelera la frustata fino a quando la parte più veloce del corpo (le dita) dà il contributo decisivo (spin e direzione) al tiro o al lancio.

E’ quasi il contrario di un “botto”.

E’ un “voooOOOM!”.

E allora?

Allora l’esplosività del gesto non ha nulla a che fare con gesti ACCORCIATI, MONCHI e TETANICI,

e tutto a che vedere con una progressione di spinte in un gesto fluido.

Questo fra l’altro è uno dei motivi per cui a me piace molto usare il long throw in scioltezza per incrementare, paradossalmente, la rapidità del tiro. Perché nel tiro lungo in scioltezza l’atleta “assapora” la sequenza che dovrà usare in forma “breve” nel tiro rapido.

Di nuovo: tecnica genera esplosività.

Il puro allenamento per segmenti della “forza esplosiva” propriamente detta [“propriamente” secondo chi: Verchisanskij? Kusnesov? Hatfield?…?],

mi porta a QUESTA esplosività?

A un gesto ATLETICO orientato e produttivo, fluido e in accelerazione?

L’allenamento ANALITICO della forza esplosiva, per caso, non è che magari, in atleta donna, adolescente o postadolescente, non professionista, mi provoca discontinuità nella catena cinetica, o addirittura micro-dolenzie,

che in feedback suggeriscono all’organismo di ridurre la forza?

Sarebbe un pessimo risultato.

LE PAUSE

Facciamo un programmino di allenamento della forza esplosiva.

Le pause sono decisive, me lo dice il manuale.

Parliamo alle girls delle pause.

Perché se per fare “qualità” e per dare il giusto recupero che ottimizzi lo sforzo massimale finalizzato a allenare la forza esplosiva,

nelle pause il mio cervello va a spasso per il quartiere e cazzeggio,

facciamo meno forza pur di fare meno di queste pause, distruttive.

Cosa faccio nelle pause?

Come mantengo la concentrazione?

Uso le pause per analizzare il mio gesto?

Cosa?

Lavoro sul respiro?

Come?

Guardo la vicina? Me stessa? Il coach?

Perché?

Che commenti sento dal coach?

Mentre sto lavorando sulla componente di forza dell’esplosività del mio gesto,

che effetto ha se nella pause ricevo un commento critico che mi induce a essere più “analitica”, più “frenata” quando ripeterò il gesto allenante?

I balzi e doppi balzi e tripli balzi:

mi allenano di più se mi concentro, o se GAREGGIO? (Basta anche il coach che misuri i balzi).

E se gareggio e perdo?

Aiuta? Non aiuta? Come?

E spingere il sacco da pugile con la mazza: il contatto è “autocorrettivo”, mi aiuta a perfezionare il gesto mentre alleno la forza.

Devo avere anche feedback esterno, QUANDO lo scopo è allenare la forza?

E QUI SIAMO ENTRATI SUL TERRENO DELLA COMPONENTE “MENTALE” DELL’ESPLOSIVITA’

Lasciamo per un’altra occasione la differenza fra aggressività, esplosività e reattività.

Ma un “dettaglio” merita menzione:

di tutte le “forme” della forza, o di tutte le possibili classificazioni del gesto atletico,

l'”esplosività” è quella che più dipende da una CONSCIA, VOLONTARIA, DECISIONE DI AGIRE. E DI AGIRE IN MODO RAPIDO.

Ma ancora prima: nell’allenamento. Il doppio balzo, devo VOLERLO fare lungo. SUBITO. Pausa. Di nuovo subito, via forte!

Se non c’è sfida, decisione, posta in gioco, l’allenamento non avviene.

Ripetere un gesto mediocre fino alla stanchezza? E’ l’antitesi dell’allenamento all’esplosività.

Meno ne faccio fatti bene, più alleno l’esplosività.

Meglio arrivo a fare OTTIMO il PRIMO della serie, meglio alleno l’esplosività.

E qual’è il “muscolo” che ti fa fare BENE, AL MASSIMO, il PRIMO gesto di una serie?

Il cervello.

In particolare quella parte del cervello che viene definita “area di ChuckNorris”, riconoscibile anche dal profano per la sua forma caratteristica, simile a quella di due grosse noci di cocco accostate.

Se metti qualunque idiota a camminare in montagna diciassette ore al giorno, la sua resistenza aumenterà.

Ma se metti nel box qualcuno che NON HA MOTIVO di battere la palla per terra secca fuori dal diamante a sinistra dell’interbase, che NON LA “VEDE”, che non se la sogna di notte, che non ne parla con le amiche, che “sa già battere”, che non “sente” la differenza fra “buttarla” e “far avanzare le compagne”,

hai voglia a lavorare sulle fibre bianche rosse e gialle.

La questione sono le PALLE rosse, bianche e gialle.

Non posso essere PIU’ RAPIDO se non VOGLIO dare di più.

Posso trattenere il respiro più a lungo solo perché mi ci costringono. Ma non posso girare la mazza più veloce.

Non importa quanti pesi pesetti elastici e manubri maneggio.

Quindi, ancora: tecnica, successo, apprezzamento del risultato, voglia di raggiungere uno scopo, visualizzazione del successo, programma di successi graduali e incrementi della prestazione legati a obiettivi concreti (“arriviamo a batterla che METTE IN DIFFICOLTA’ GLI INTERNI – così sarai pericolosa nel batti e corri”, poi “aumentiamo la forza per vedere se riusciamo a PASSARE gli interni, proveremo a portare punti a casa”. La rete… dopo. Per gradi, ciascuno dei quali consolidato, visualizzato, e sul quale poter arretrare in caso di slump).

Infine: “conscio” e “rapido” sono antitetici.
Niente esplosività senza volontà, la più grintosa sarà la prima a diventare esplosiva,

ma un gesto conscio, voluto e consapevole ha bisogno di diventare INCONSCIO per essere veramente devastante.

daccapo: feedback dell’allenamento “tecnico” sull’allenamento della forza.

Conclusione?

1) adesso vado a preparare il programmino di allenamento della “forza esplosiva” secondo il manuale,

ma

2) non è solo (o non è per niente) questione di “quante settimane ho in cui fargli fare balzi e sollevamenti e zompi, prima che arrivi l’ora del live batting practice in campo”.

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