Vince chi sbaglia di più? – 2

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Ho già parlato in passato dell’ERRORE. Ne ripalerò in futuro. Perché senza quello non c’è sconfitta avversaria, quindi non c’è vittoria.

Recentemente Fabio Borselli aveva scritto qualcosa sull’argomento, e questa è stata la mia risposta al suo blog.

Il link all’articolo originale di Borselli è questo:

http://www.softballinside.com/blog/prova-di-errore

Il mio commento è:

Non è che l’errore CAPITI.

L’errore DEVE capitare. Perché è parte del processo di Percezione della realtà –> Azione –> Risultato –> Valutazione, correzione e nuova azione.

in questo processo, MENTALMENTE: poiché la realtà cambia in continuazione, la nostra mente non riesce a “mapparla” in tempo reale, anche supponendo che sia perfettamente stabile e razionale [ahem…] e FISICAMENTE: c’è una distinzione fra il nostro corpo e il mondo esterno, c’è un salto fra ciò che decidiamo, ciò che facciamo, gli strumenti che usiamo per raggiungere la realtà esterna (pensiamo a mano + mazza verso palla in movimento), e il mondo stesso.

E da questo deriva il fatto che COMUNQUE ogni nostra azione è leggermente SFASATA rispetto all’obiettivo che si prefiggeva.

Tende a uno scopo attraverso approssimazioni mai definitive.

Lo scarto fra obiettivo e risultato dell’azione è un margine di errore CONCETTUALMENTE INELIMINABILE.

Diventi bravo quando fai meno errori MACROSCOPICI, ma non farai meno errori MICROSCOPICI, nemmeno quando sarai un campione.

NON c’è salto QUALITATIVO, ma QUANTITATIVO. QUESTO il giocatore deve capire.

Che la vita è fatta di errore/correzione/decisione/azione/errore…

E che l’unico modo per approssimarsi a una APPARENTE “infallibilità” è: ripetere questi cicli molto rapidamente e in grande numero, e con grande disciplina nel “leggere” l’errore.

Diglielo.

Errore –> Correzione –> Errore diverso –> compensazione –> altro errore, minore,

Uno non va senza l’altro, e senza il feedback fra i due (la correzione produce errori, ma diversi da quelli originali) FINCHE’ L’ERRORE NON APPROSSIMA L’OBIETTIVO!

Allora è così piccolo che non si nota, ma c’è sempre!

Se invece aspetti che l’errore SPARISCA in termini MORALI, come se fosse una MACCHIA che rovina il processo, una PECCA, allora vivrai nell’ansia.

Qui sta il problema e qui sta anche la SOLUZIONE.

Il processo di apprendimento, ma anche i processi di regolazione e vitali, CONTENGONO sempre una componente di errore, di scostamento dall’obiettivo, e un incessante lavoro di correzione.

Se errore e correzione vengono CAPITI in questo modo, c’è poco da arrabbiarsi.

Esempio:

la mia lanciatrice principiante (4 mesi) categoria ragazze. La ricevo. Gesto sostanzialmente corretto. Palla fuori di due metri all’interno. Feedback: “PICCOLO aggiustamento al piede”

Lancio. Un metro fuori all’interno, ma l’aggiustamento al piede era sufficiente. Manca solo che il corpo riequilibri tutto il movimento (propriocezione). Feedback: “Ottimo!” La ragazza mi guarda stranita. Ripeto “ottimo, fidati! Tira!”

Palla fuori mezzo metro all’esterno (ipercorrezione sul piano orizzontale). “Va bene. Tita subito, non cambiare niente. TIRA!!!”

Palla esattamente in mezzo al piatto, alta un metro sopra la mia testa. Feedback: “Va bene! Ti dico che va bene! Ti fidi di me? [fa sì con la testa]. Allora tira subito di nuovo, forte!”

Un siluro dritto nel guanto. Poi un altro, dieci centimetri sotto, poi una serie di errori marginali.

Ovviamente, dopo dieci lanci un’altra palla va via a vanvera, e si ricomincia. Eccetera.

Correggere?

Cosa significa correggere?

Cambiare movimento dopo il primo errore?

Sempre?

O lasciare che processi di autoregolazione lavorino verso un obiettivo, UNA VOLTA CHE HAI CAPITO che la strada è quella giusta?

Incentivando invece di correggere?

Ora, se questo è l’approccio all’errore, ossia: sapere che nessuna cosa al mondo va come pianificata, che l’immagine della perfezione che ti fai nella mente prima di agire NON CORRISPONDE MAI PERFETTAMENTE all’immagine dell’azione che compirai realmente, MAI!

E che chi vive inseguendo un’immagine di perfezione finisce per DISATTIVARE I MECCANISMI INTERNI DI CORREZIONE, perché si carica di censure morali, di insicurezze, perché cerca di congelare il mondo in una immagine fissa. Invece OGNI azione anche perfettamente riuscita contiene una misura di errore e correzione,

Non è forse questo l’approccio LOGICO che consente di disinnescare all’origine la paura dell’errore?

Come sappiamo QUANTO dobbiamo mangiare? dalla sazietà quando mangiamo troppo, o dai crampi di fame. Ripetuti, ripetuti, ripetuti.

Non “usando il bilancino”.

Prova a immaginare di mangiare tre volte al giorno con qualcuno che ti guarda e ti dice “mangi troppo! metti giù quel boccone! Diventerai grasso!”.

O lo mandi” affanbagno”, o diventi obeso. O anoressico.

L’errore non è un’ECCEZIONE AL PROCESSO, ma PARTE DEL PROCESSO.

Il fallimento non è l’errore, cosa diversa, ma per “fallire” devi aver perso di vista lo SCOPO del processo.

Se la palla mancata o lo strike guardato dicono [occhio dell’allenatore] che non hai voglia di giocare a softball quel giorno, è una cosa, basta usare la frusta, la panca e altri strumenti di dissuasione violenta ;-), ma se – facciamo un esempio – uno strike guardato è un errore di valutazione del battitore che sta evolvendo e comincia a selezionare i lanci, se il tuo battitore contemporaneamente comincia a battere MENO POPPONI, più linedrive e VA PIU’ FONDO NEL CONTO (cioè guarda più lanci), il K guardato ci sta, NEL PROCESSO.

Se trasmetti queste idee al tuo giocatore, COME guarderà gli errori?

Avrà PIU’ o MENO paura dell’ERRORE IN GENERALE?

Secondo me, MENO. O NESSUNA.

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