Imparare il mestiere – 1: dare il 6 politico?

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Note per un’ipotesi di formazione del tecnico. Prima puntata: bocciare o no, all’esame d'”ingresso nella carriera”?

Questi appunti erano stati scritti originariamente dal collega Rollo Tommasi per un progetto di riforma della formazione dei tecnici della Liechtenstein Softball Association. Si riferiscono quindi a una realtà molto diversa da quella italiana. Può darsi che tuttavia abbiano qualche utilità.

Innanzitutto: stiamo parlando del corso per la qualifica di “Tecnico di Base” [da qui in poi, “TdB”], il primo gradino della carriera.

Partiamo dalla FINE (lo SCOPO condiziona il PROCESSO): l’esito dell’esame.

Una proposta che ho sentito discutere, è quella di NON prevedere più la possibilità di bocciare il candidato all’esame che conclude il corso (salvo in caso conclamato di comportamenti asociali).

Lo scopo dichiarato sarebbe: facilitare l’accesso a una quantità di volontari, necessari per mandare avanti l’attività soprattutto giovanile, che possono essere scoraggiati da una selezione prematura.

E’ una valutazione del tutto condivisibile. Non so però se mantenere un ESAME, e abolire FORMALMENTE la BOCCIATURA, sia la strada giusta.

Siccome i PRINCIPI-base sono quelli che decidono dell’efficacia del programma, e i dettagli dipendono da essi,

io comincerei proprio da qui:

1) un esame che escluda la bocciatura ha un effetto debilitante sul corso.

Che scopo ha studiare (oltre a frequentare), che motivazione ho a guardare qualche video, a parlare con un collega, se tanto il cartellino piove dall’alto?

2) il cartellino TdB viene “speso” ormai fino ai vertici del campionato e negli staff di selezione (quando non accade addirittura che appaiano in campo dirigenti accompagnatori che fungano in diamante o suggeriscono in terza).

Quindi la prima questione è:

3) corsi, esami, cartellini: qual è lo scopo?

3/a) Costruzione di un curriculum certificabile e spendibile professionalmente, magari anche all’estero? Magari perfino in Italia, terra promessa del professionismo?

Oppure:

3/b) direzione “politica” del modo in cui il Movimento gioca e insegna a giocare?

3/c) garanzie minime di serietà e etica del tecnico, lasciando all’attività e al “mercato” il compito di qualificarlo?

3/d) formazione volontaria, che da sola seleziona i migliori, che stimolati da 3/c), si aggiornano, in cerca di referenze e contenuti per migliorarsi e fare carriera, acquisire valore?

3/e) Altro?

4) se siamo più orientati verso 3/c) e 3/d), come mi auguro, con 3/b) allora inteso nella sua forma meno dirigista e più “di stimolo e di servizio”,

allora,

4/a) concedere un patentino TdB è solo l’INIZIO della formazione.

La cosa da evitare è:

“ottenuto il patentino, faccio la mia carriera a colpi di parentele e pubbliche relazioni, ma continuo a insegnare male cose vecchie o sbagliate”.

La facoltà di SELEZIONARE è VITALE per impedire questo.

La facoltà di bocciare è necessaria per selezionare.

4/b) Tuttavia l’attività richiede che si consenta l’accesso al maggior numero possibile di volonterosi in buona fede.

I famosi “papà”, “giocatori amatoriali”, “laureati in scienze motorie che non sanno fungare ma sanno costruire un gesto di tiro senza spaccare braccia”, che sono la LINFA del softball del nostro Paese, portando il secchio delle palline e accompagnando le cadette in trasferta, e infine arrivando a accumulare esperienza e svolgere un vero e proprio ruolo tecnico.

5) un’idea che è circolata più volte, e che provo qui a riassumere NELLA SUA FORMA PIU’ SEMPLICE E PRATICAMENTE ATTUABILE, è la seguente:

5/a) mantenere un’unica qualifica d’ingresso (TdB), senza creare una pletora di figure, cartellini, burocrazia.

5/b) il cartellino TdB tuttavia viene “condizionato” al momento dell’esame, da una scelta volontaria del candidato:

5/b/1) per esempio, il candidato Rossi al momento dell’esame dichiara:

“Voglio fare una carriera di tecnico. Sono capace. L’anno prossimo farò l’esame di secondo livello, e nell’attesa suggerirò in terza in serie A chiedendo una deroga. Mi metterò subito sul mercato, scegliendo la Società vincente che mi paga di più o che mi offre l’incarico di maggior prestigio”.

Il candidato Rossi si sottopone all’esame, viene promosso o bocciato senza “sei politico”.

Deve saper fungare, parlare, tirare, raccogliere una palla a terra.

Promosso, riceve il suo cartellino e ne fa l’uso che crede.

Bocciato, torna fra un anno e nel frattempo si scordi la Serie A o la Nazionale, o faccia l’aiuto coach.

In sintesi: “affronto il rischio dell’esame, ottengo piena padronanza della mia attività”.

5/b/2) invece il candidato Bianchi sceglie un’altra opzione:

“Sono un papà che ha giocato due anni in serie C vent’anni fa. Mia figlia gioca. Sono aiuto coach di Nome-Importante [qualifica: istruttore da tre anni, o qualifica superiore] nella squadra cadette della Nome-di-Società-Avviata-e-Strutturata-ASD.

Non mi metterò sul mercato. Lavorerò gratis nella Società in cui gioca mia figlia. Non faccio il manager di serie A, non farò il direttore tecnico o l’UNICO coach di una Società giovanile, farò l’aiuto nelle giovanili e comunque nella mia Società c’è una robusta direzione tecnica”.

Affronta l’esame.

Ma NON può essere bocciato se non in presenza di contegno inaccettabile, o di limiti fisici e tecnici al di sotto del rimediabile.

Non basta sbagliare una fungata per essere bocciato. Bisogna non saper TIRARE una palla.

Non basta non sapere a menadito le eccezioni regolamentari all’infield fly o alla regola del sangue.

Bisogna non sapere che c’è un foul destro e uno sinistro.

Il suo cartellino, per TRE anni [due? uno? sette? venti partite? criteri da stabilire con buonsenso], o fino a quando egli non richieda un “esame con bocciatura”, è LEGATO ALLA TUTELA del tecnico per cui lavora.

Presenta all’esame una lettera di patronage del tecnico che lo dirige (con conseguenze disciplinari per il “tutore”: portami trenta furbastri cui fai da prestanome, e non accetto più il tuo patronage).

Se cambierà società, Bianchi dovrà chiedere all’organismo di controllo dei tecnici l’autorizzazione, e l’organismo di controllo dei tecnici sentirà il PARERE dello “sponsor”. Eccetera.

Le richieste premature di passaggio a uno status indipendente saranno POCHISSIME.

Sarebbe facile fare un esempio concreto a noi vicino:

società con 15 o 20 papà-aiuto-allenatore, fidelizzati: quanti di questi hanno avviato poi una carriera altrove? verificare con i dati storici. Numeri irrilevanti.

Dopo un anno [due? tre? Dopo che manda dieci score di partite “mini” o “ragazzi” che ha diretto sotto supervisione? Valutare, discutere],

il cartellino di Bianchi viene “sbloccato” e parificato a quello concesso a chi aveva assunto il rischio dell’esame.

Fine della complicazione.

6) EFFETTI:

6/a) nessuno sbarramento al reclutamento. Niente bocciature umilianti al papà che alza le palline al toss, magari ha giocato a basket e è capacissimo di dirigere una sessione di preparazione fisica, ma all’esame ha sbagliato a spiegare la battuta in corsa o ha fungano nove pop foul di seguito.

6/b) riconoscimento dell’attività di formazione svolta dai tecnici più esperti nelle società (decentramento/sussidiarietà).

6/c) superamento della figura assurda dell’OtS [“operatore tecnico sportivo”: il cartellino-farsa, senza pagamenti né chance di carriera, che viene rilasciato a chi ha frequentato il corso TdB ma non dà l’esame o non lo supera]:

non serve a nulla alla società piccola ma seria che deve mandare a suggerire in prima un papà perché il manager ha l’influenza.

Non ha verifica.

Non ha carriera.

Non paga contributi.

Che senso ha?

6/d) incentivo a “fare carriera”, dopo un avvio semplificato, per i più bravi, umili, coloro che scelgono di fare da “numero due” a un esperto.

Sapevano fungare così così il giorno dell’esame, perché sono ex giocatori di basket, poi però si fanno due anni a fungare tutti i giorni, e imparano.

6/e) ma al tempo stesso selezione più stringente di coloro che arraffano un cartellino TdB dando l’esame insieme a sei papà e facendo bella figura nel confronto, ma poi con quel TdB vanno in giro a chiedere soldi o incarichi, non frequentano più un corso, concionano e sgomitano.

6/f) NESSUNA burocrazia aggiunta in tutti i casi in cui il lavoro va via liscio.

INTERVENTO, CORRISPONDENZA, IMPIEGO DI TEMPO: solo in casi eccezionali,

e in quel caso con un CONTENUTO SOSTANZIALE: l’organismo di controllo dei tecnici viene interpellato per VALUTARE UNA CARRIERA, non per passare carte.

7) un “acconto” sulla prossima puntata di riflessioni:

in queste note ho attribuito valore – e credo che il curriculum del tecnico debba attribuirglielo formalmente, FIN DALL’ESAME DI PRIMO LIVELLO – a:

7/a) quante partite hai giocato stando nel dugout o in prima quando non avevi il cartellino, e eri camuffato da dirigente accompagnatore?

7/b) a CHE LIVELLO le hai fatte? (un papà che si fa tre finali scudetto categoria ragazze? Che tutte le estati va ai tornei? che tutti gli inverni fa le coppe indoor? Be’… probabilmente ne sa più dell’ex giocatore di serie D)

7/c) cosa ne dice il tuo manager? (due parole: “eccellente”, “minga bun”, “cacciatelo via”, “talento da coltivare”, “modesto ma utile e assiduo”)

7/d) assegnerei infine dei crediti per l’ATTIVITA’ NELLE SCUOLE e nei MINI.

Ne consegue anche – altro “acconto” su puntate successive:

8) CHI E’ il tuo manager, che ti sponsorizza?

Qualcuno dell’organismo di controllo dei tecnici è stato assegnato a una ricerca sui secondi e terzi livelli “d’annata”?

Chi va o non va alle convention e ai corsi? Chi allena e chi no? Chi vince e recluta e chi piange miseria? Chi alleva allenatori e chi li perde ogni anno?

Va nelle scuole, o vive di “accordi di mercato delle vacche” facendosi prestare una squadra Ragazzi in cambio di un trattorino e un catcher della prima squadra?

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