Marginale

Statistica, numeri, valutazione del giocatore e dell’allenatore. Oggi facciamo una passeggiata nei cieli della teoria. Oppure forse parleremo di cose ESTREMAMENTE concrete.

Abbiamo letto e sentito cento articoli e contributi sull’uso delle statistica per valutare i giocatori, dei punteggi e dei crediti per valutare gli allenatori, e il “softball è uno sport di numeri”, giusto?

Ma…

Quali numeri?

Prima considerazione:

Numeri cardinali o ordinali?

Nello sport, alla fin fine importano i numeri ordinali (primo, secondo, terzo).

I numeri cardinali (uno, due, tre; undici a zero; media battuta trecento) servono solo come strumenti di valutazione intermedia, verso lo scopo di stabilire chi “primeggia”.

Si dice “PRIMeggiare”, non “UNeggiare”.

E anche quando faccio una tabella di valutazione dei giocatori, miei o avversari, o da reclutare, dopo aver messo giù i numeri cardinali,

non cerco forse di metterli in graduatoria?

E quando faccio un lineup, una formazione, una convocazione, un piano di allenamento?

Il migliore, quello un po’ meno bravo…

Il più veloce, quello un po’ meno veloce, il meno veloce di tutti.

Il braccio più forte, quello un po’ meno forte, giù giù…

Indipendentemente dal fatto che nella mia sqaudra il primo batta  .400 e l’ultimo .280, oppure il primo .120 e l’ultimo .030, cioè indipendentemente dai numeri cardinali, faccio scelte basate sui numeri ordinali.

E i numeri ordinali non sono meno reali, né più “arbitrari”, dei numeri cardinali.

“Batte due volte su tre” non è più “scientifico” di “è il miglior battitore del campionato”, solo perché il primo si esprime con una frazione e il secondo no.

Seconda considerazione (che costituisce la base della prima, il motivo per cui nello sport si fanno le graduatorie).

La graduatoria è una delle basi fondamentali del comportamento e del pensiero umani.

Prendo in prestito un esempio dagli economisti. Gente strana in generale, ma ho notato che più usano numeri e grafici più si sbagliano. Invece mi è simpatica una “scuola” di economisti/sociologi che non usa i numeri quasi per niente (i cosiddetti “Austriaci” – anche se l’Austria perlopiù non la vedono dagli anni ’20 del secolo scorso, emigrati come sono in America).

Tranne i numeri ordinali.

In uno dei loro libri ho trovato questa idea, che mi sembra utilissima per l’allenatore:

quanto vale un bicchiere d’acqua? Quanti euro vale? Quanto pagheresti per un bicchiere d’acqua?

Be’, se sei nel deserto vale più euro che se sei nel bar sotto casa. Prima considerazione.

Seconda considerazione:

se sei nel deserto, ma anche se sei nel bar del campo subito dopo un allenamento in agosto, ma perfino se sei a fare colazione nel bar sotto casa,

dipende se è il PRIMO bicchiere d’acqua che bevi, il secondo, o il terzo, o il decimo.

Il primo bicchiere d’acqua… dopo averlo bevuto ti senti rivivere.

Il secondo, ancora.

Il terzo fa piacere.

Il quarto, piace solo se l’acqua è fresca.

Il quinto, magari aspetto cinque minuti, mi siedo e magari se ho ancora sete lo bevo.

Per il primo bicchiere sgomiti nella fila, e pagheresti oro. Il secondo, pagheresti qualcosa di meno,

il quinto, o è gratis o lo lasci lì.

Il decimo, lo lasci lì anche se è gratis.

Il ventesimo è una tortura, pagheresti perché smettessero di darti acqua.

In un caso paghi per avere acqua, nell’altro caso estremo pagheresti per NON averla.

Il valore di qualcosa – secondo gli economisti, addirittura il suo prezzo, e i movimenti dei mercati e delle merci – dipende quindi da una preferenza, da numeri ordinali.

Incroci le preferenze di chi ha più o meno sete, più o meno soldi, e più o meno acqua a disposizione, e alla fine puoi più o meno ricavare un prezzo MEDIO del bicchiere d’acqua,

ma la verità è che il suo “VERO” prezzo, quello definitivo, non si saprà mai in modo certo, perché man mano che bevi il valore dell’acqua scende. Ma intanto beve il vicino, l’acqua diventa scarsa e il prezzo risale…

Siccome nel deserto l’acqua vale oro, e al bar vale quasi niente, possiamo quindi solo parlare in termini di GRADUATORIA, di PREFERENZA.

pago un bicchiere d’acqua minerale perché i soldi che ho in tasca valgono meno della mia sete.

Prima la sete, secondi i soldi, terzo qualcos’altro.

Ho un euro in tasca: o pago l’acqua o do quell’euro a mio figlio per fare merenda.

La mia gerarchia cambia:

viene prima l’euro che sfama mio figlio, poi il bicchiere che calma la mia  sete.

Le graduatorie cambiano continuamente.

E arriviamo alla cosa più interessante:

DA COSA dipende, alla fine, il prezzo MEDIO del bicchiere d’acqua?

Come stabiliscono, i bar, quale sia il prezzo giusto al quale vendere l’acqua minerale?

Dal GROSSO delle transazioni? Dai milioni di bicchieri di acqua minerale venduto ogni giorno?

No.

Da DUE bicchieri d’acqua: due soli bicchieri venduti nel Pianeta.

Il bicchiere più caro del Mondo e il bicchiere meno caro.

Uno nel Sahara e l’altro al bar aziendale della San Pellegrino in una giornata di pioggia in cui vigeva uno sciopero della sete.

Il bicchiere che un miliardario, giocatore dilettante, ha pagato 50 euro dopo una partita di tennis di sei ore a Sharm el Sheik,

e il bicchiere che è stato sì bevuto, ma è stato pagato 28 centesimi e se fosse costato ancora due centesimi in più sarebbe stato lasciato lì perché costava troppo.

Esistono clienti che non possono permettersi l’acqua minerale, e che la berrebbero se costasse 28 centesimi, ma costa 30.

Esistono clienti che pagano 50 euro l’acqua, ma non la pagherebbero 51 euro. A 51 diventa più conveniente chiamare un taxi e berla a casa.

Sono i due prezzi “marginali”.

Perché cambi la MEDIA dei prezzi dell’acqua minerale nel Mondo, almeno UNO dei due prezzi marginali deve muoversi.

Deve succedere qualcosa, per cui anche i “poveri” cominciano a pagare volentieri 30 centesimi per l’acqua (o più gente ne paga 28 e il barista se ne accorge, prova a alzare a 30 e i clienti non diminuiscono. Dopo una settimana 30 diventa il prezzo marginale).

Parliamo di softball?

Tutti abbiamo frequentato la lezione di pissicologgia, al corso tecnici, in cui ci hanno spiegato che

“spesso stiamo troppo attenti alla più scarsa e alla più forte delle nostre giocatrici, mentre quelle intorno alla media spariscono dalla nostra vista, le diamo per scontate”.

Qualche giorno fa un’amica ha scritto:

“facciamo tanta fatica per portare al campo quella nuova ragazza, la nuova giocatrice, quella che fa la differenza fra un roster di 9 e un roster di dieci, fra l’angoscia permanente e la sensazione di avere un team, quella che introduce la possibilità di ruotare i ruoli e di usare la panca come strumento disciplinare… e poi appena viene al campo, dopo una settimana è una delle tante… la trascuriamo…”.

E…

… se avessimo perfettamente ragione a comportarci così?

Se fosse del tutto umano, sensato, economicamente e psicologicamente solido?

Perché il fatto che da nove abbiamo adesso un decimo fa sì che il decimo giocatore non sia più, per noi, il “giocatore marginale”.

Il giocatore marginale diventa per noi adesso l’undicesimo.

E lo desideriamo con l’intensità con cui abbiamo desiderato, cercato, reclutato, il nono. Il decimo.

Questa è ovviamente una squadra giovanile risicata, ma…

… siamo una squadra senior: il quinto lanciatore, il quarto catcher: li cerco, ne ho bisogno, ma faccio tante telefonate per il quarto rilievo quante ne ho fatte per la partente che mi cambia la stagione?

Difficile.

Se rispondo di sì, se ho cercato il quarto catcher con l’intensità del primo, allora…

… allora probabilmente ho sette catcher che telefonano a ME offrendosi, e questo calmiera il “prezzo” che pago.

Ma dovevamo parlare di VALUTAZIONE DELL’ALLENATORE, non di campagna acquisti.

Vediamo.

In squadra, tutti noi abbiamo due giocatrici “marginali”.

Aristella è la giocatrice più brava, bella, fascinosa, leader, talentuosa, ricercata, che quotidianamente testa la mia pazienza e la mia autostima, e mette alla prova la mia leadership (oltre a mettere sotto pressione il dugout per il paragone che crea con le compagne).

Esige da me il massimo delle mie capacità di allenatore, al punto da essere lì lì (sul limite, sul margine) per dirmi che se ne va in una squadra che la valorizzerà di più.

Attenzione: torno alla considerazione iniziale: importa il fatto che sia la Prima, non QUANTO valga in assoluto.

Può essere una undicenne di ottanta chili per un metro e venti di statura che batte centodieci e in difesa buca due palle su tre. Ma se è la MENO PEGGIO della mia squadra, è pur sempre la “giocatrice marginale”.

E all’estremità opposta abbiamo Ciofechina.

Qui la dinamica domanda/offerta si inverte.

Vabbe’ che ho bisogno di almeno nove giocatori, ma se buca un’altra palla facile, manca un altro allenamento, incassa un altro K guardato, si dimentica di pagare la quota associativa e litiga un’altra volta con le compagne prendendo in giro crudelmente quella balbuziente,

preferisco giocare in otto e prendere la multa, almeno prendiamo il sole e ci divertiamo, e poi un domani ne arriverà un’altra.

[Nota “a margine” 😉 : a convalida di ciò che dicono quegli economisti, cambia molto, se ho nove giocatrici o venti].

E’ chiaro?

Intendo:

è chiaro che queste due giocatrici definiscono la mia squadra e me stesso, sotto un certo punto di vista?

Anche se in realtà il “peso” della squadra è dato dalla consistenza della MEDIA dei giocatori,

anche se in realtà 7 battitori da .400 che sanno tutti lanciare e ricevere, e che non se la tirano, e che si allenano sei volte la settimana e adorano il coach,

rendono molto meno indispensabile Aristella che batte 410, e quasi inutile, molto vicina all’irrilevanza, Ciofechina, perché mi consentono di costruire un gruppo compatto e intercambiabile, fluido,

e perfino se non battono 400, se sono giocatrici modeste o solo “oneste” ma assidue, volonterose, coese, ben integrate, rendono i due giocatori “marginali” meno rilevanti…

… in realtà, la mia squadra e il mio lavoro sono definiti qualitativamente e culturalmente

1) dal giocatore che più mette in discussione la mia competenza “verso l'”alto”, e del quale accetto la sfida, che non lascio andare via pur di vivere tranquillo, che non mi rovina il buonumore ma mi stimola a dare di più,

e

2) dal giocatore più loffio, disamorato, ostile, imbranato che CONSENTO A ME STESSO di accettare, e che segna il limite minimo del mio orizzonte strategico e professionale.

Ciascuno dei due a modo suo alza o abbassa l’asticella che ogni giorno cerco di saltare preparandomi al mio lavoro.

Prova a dire a te stesso, cinicamente, scorrettamente, egoisticamente e sadicamente,

CHI sono nella tua squadra e nella tua società Ciofechina e Aristella [ripeto: in termini RELATIVI!!! Esistono Ciofechina e Aristella anche nel Team USA per i Mondiali!],

OGGI (perché domani cambieranno),

e fatti poi queste domande:

cosa succede se abbasso la guardia, lascio che Aristella non trovi in me gli stimoli che esige, se ne vada? CHI DIVENTA LA GIOCATRICE MARGINALE “verso l’alto”?

E in quel caso, COME SI RICONFIGUEREREBBE LA SQUADRA, le sue gerarchie, il dugout, il mio lavoro?

Come cambia la MEDIA della mia squadra, non tanto “senza Aristella”, ma “per aver abbassato il mio prezzo marginale tanto da non potermi permettere Aristella”?

Cioè: non come cambia la media battuta “media” per aver perso un giocatore da .400, ma come cambiano le RELAZIONI FRA GLI ALTRI BATTORI da .380, .350. 320. 300. 280, eccetera?

Oppure: cosa succede se divento selettivo, distratto, supponente, pigro o semplicemente ambizioso, o se per inseguire Aristella lascio andare Ciofechina?

CHI diventa la Ciofechina, fra le rimanenti? A che livello è? Come si spostano le relazioni e il “peso medio” della squadra?

Ma anche: come si riposiziona la squadra rispetto alle mie capacità di allenatore?

Esempio: a forza di scartare Ciofechine, mi trovo a avere una squadra in cui le Aristelle escono più rapidamente perché non sono più un allenatore adatto per quella squadra.

Non cresco e evolvo abbastanza rapidamente, o non ho proprio il talento per star loro dietro.

All’estremità opposta, a forza di tollerare Ciofechine, la squadra diventa tale da perdere Aristella, poi Fenomenina, poi Bravina, e restano solo Ciofechina Scarsetta Cafoncella [attenzione: sono sempre in graduatoria: ultima penultima terzultima…]…

… o cambio squadra io.

O, siccome sono il figlio del Presidente e non posso cambiare squadra, smetto di divertirmi, mi involvo.

Come cambia il reclutamento, se analizzo così la squadra?

Come cambia il rapporto fra reclutamento e risultati?

Come cambia il rapporto fra qualità dei tecnici, risultati e reclutamento?

Come cambia il rapporto calcolando quali sono le squadre del territorio (o gli sport concorrenti) verso i quali Aristella potrebbe uscire, e da cui una nuova Ciofechina potrebbe arrivarmi se abbasso l’asticella?

C’è un’intera gamma di “esercizi” logici da fare, pensando IN QUESTO MODO “marginalista” alla struttura della squadra e alle sue relazioni.

Io oggi qui ho semplificato fino alla volgarità, ho soltanto voluto dare uno strumento logico dal quale partire.

Per esempio – e su questo tornerò – questa impostazione mi costringere a ripensare l’uso delle “tradizionali” statistiche e valutazioni del softball.

Non devo e posso più guardare soltanto la Buona: non è la stessa cosa essere la Buona e essere la Migliore,

e non è nemmeno la stessa cosa essere la Migliore e essere la “Più Migliore”.

Esercitazioni libere, dibattito aperto.

[Lettura raccomandata: è un malloppone di 1100 pagine, ma il trattato di economia di L.von Mises, “Human Action”, è stato per me una rivelazione].

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