Diario di Squadra – 12

Commento/spiegazione sull’allenamento di ieri (un “formato” che si ripeterà):

Innanzitutto grazie dei commenti/domande/proposte scritte che ho ricevuto.

Una di queste proposte, la combino subito con un’idea che mi ha dato una collega qualche giorno fa:

Siamo in 18.

Compreremo 9 magliette gialle da 2 euro da decathlon, i numeri ce li scriviamo a mano come a Lignano, le magliette rosse le abbiamo già.

Formiamo la squadra delle “flames flash gialle”, che sarà contrapposta alla squadra “Flames Flash rosse”, una viene allenata da Ozy+un genitore l’altra da Fabrizio + un genitore.

e giochiamo un CAMPIONATO INTERNO da adesso a marzo.

Partite di 5 inning, al campo o in palestra.

Partecipano tutte, dalle 2006 alle 1999, equamente distribuite nelle due squadre.

La “partitella” di fine allenamento non serve a niente.

Intendo: la partitella in cui lancia l’allenatore, si gioca in 5, intanto i lanciatori sono da un’altra parte a allenarsi, a metà inning la sqaudra cambia perché Giovanna deve andare a ricevere, il catcher lo fa un papà, se prendi un K non importa, ti tiro un’altra palla…

Non serve, non allena alle vere difficoltà della partita. Non allena LA TESTA.

Facciamo vere partite. Ogni 15 giorni. Con l’orario, il pregame, il pubblico (che così si allena anche lui…), la divisa, l’arbitro (Maria è ufficialmente un arbitro), un premio di qualche tipo a chi vince, la salamella dopopartita, ecc.

Altre proposte le commenterò man mano, alcune individualmente altre condividendole con tutte.

Torniamo a ieri.

Ieri abbiamo fatto tre gruppi:

i “mini” e le Ragazze che possono ancora giocare nel campionato Mini (recuperando così qualche assenza dei mesi scorsi con altri tre week-end di 3/4 partite ciascuno, ben allenanti), con Andrea. Tecnica, tiro, battuta.

Le rimanenti flash, TRANNE catcher e pitcher:

abbiamo fatto un circuito di conditioning/abilità (agilitec, come si dice) di circa 35 minuti. Tutti gli esercizi facevano lavorare molto le gambe, con enfasi sui cambi di direzione, sulla postura (correre con in mano tre chili di palla medica costringe a tenere l’atteggiamento “da difensore”), sull’attenzione a come mettere i piedi (scalette, slalom, corsa all’indietro, ecc.)

Perché?

Perché non è pensabile che riusciamo a lanciare (potente spinta con le gambe) se non riusciamo a fare UN passo esplosivo.

Non è pensabile che possiamo stare accucciati 2 ore a ricevere, se tre squat (piegamenti sulle gambe) ci mandano già in crisi,

e non è pensabile che sappiamo raccogliere una palla a terra correndo vicino al suolo, se non sappiamo correre vicino al suolo mantenendo la coordinazione fra mani e piedi.

PRIMA sono una persona in buona salute, POI posso diventare un’atleta, INFINE quell’atleta può giocare a softball. Non viceversa.

Verso i 15 minuti di esercizio, qualcuno era in crisi fisica, nonostante buoni tempi di recupero, acqua, respiro, ecc.

A 35 minuti, la squadra era “cotta” nella sua interezza.

Ora: in partita, 15 minuti significa “siamo verso la fine del primo inning” e 35 minuti significa “siamo alla dine del secondo”.

Cominciamo il terzo inning senza fiato, senza elasticità nelle gambe, senza spinta nei lanci e con un debito d’ossigeno che induce l’organismo, per prima cosa, a “staccare” le funzioni avanzate del cervello (strategia, calcolo, voglia di giocare, spirito di corpo),

lasciandomi con pensieri come “speriamo che finisca presto”.

Confrontiamo questo dato (“abbiamo un’autonomia fisica di 35 minuti”) con qualche partita recente, e con le relative analisi pissicologggiche.

E uno.

Con il caldo torrido non si poteva fare, quest’inverno in palestra, “oddìo ma poi hanno male alle ginocchia”, eccetera. Così non lo abbiamo fatto mai.

ABBIAMO GIOCATO BENE IN MAGGIO/GIUGNO, QUANDO GIOCAVAMO QUATTRO PARTITE LA SETTIMANA,

E QUINDI PASSAVAMO SUL CAMPO ANCHE 12/14 ORE LA SETTIMANA,

E NON LE QUATTRO ORE DEI DUE ALLENAMENTI.

TUTTO QUI.

Bene, allora: fino a novembre ci sarà qualche bella giornata ogni tanto.

Anche se saremo già in palestra, almeno una volta alla settimana, appena possibile, magari sabato o domenica, andremo al campo con una bella felpa a correre e saltare.

Mezz’ora si può fare anche se fa freddo o se non è una giornata favolosa. Ci copriamo bene, e sentiamo l’erba sotto i piedi.

Le Vostre amiche che giocano a calcio o fanno atletica, lo fanno.

Non solo “chi ha voglia”, o solo “quelle fanatiche”. QUESTO è l’allenamento DELLA SQUADRA, TUTTE INSIEME.

Perché o cresciamo INSIEME, o MANCA qualcosa, manca una dimensione, alla nostra crescita come squadra.

L’allenatore salvo rarissime e minime eccezioni fa sempre giocare TUTTE le giocatrici presenti. Perché la squadra dipende da TUTTE.

Ma perché allora quando mi fa entrare in campo penso solo “perché entro al terzo inning e non al secondo, IO”? “Perché quella gioca interbase e io esterno sinistro?”

Ragazza: se dovessi guardare solo a come giochi OGGI, dovrei tenerti in panca tutto il tempo. Stai giocando perché esiste una sqaudra e l’allenatore pensa alla sqaudra nel suo complesso, e A COME GIOCHERAI FRA UN ANNO [o anche: a come giocavi un anno fa, e nel frattempo non sei cresciuta quanto le altre], e chiede alla squadra di fare posto per te, e giocare PER TE.

Ricambia la gentilezzae e l’amicizia, gioca meglio che puoi, guadagnati il tuo posto in campo.

Ti pare?

E in allenamento: se quando l’allenatore corregge una compagna, NON GUARDO perché NON MI INTERESSA né l’errore della compagna né la correzione, MI MANCA QUALCOSA.

Che si vedrà in partita.

Giocherò per me stessa, per la mia “bella figura”, per le mie paure, per il “mio” pubblico, e non per la squadra

Avete scelto uno sport di SQUADRA.

Credo che nessuno, “politicamente”, sia più individualista di me.

Ma un gioco di squadra è un gioco in cui le qualità e le ambizioni individuali diventano LEADERSHIP, non ISOLAMENTO.

Una squadra non è fatta di pecore tutte uguali, ma non può essere fatta nemmeno di
“giocatori di tennis” che pensano al PROPRIO servizio, alla PROPRIA battuta, al PROPRIO errore, e basta.

Inutile, altrimenti, chiedersi perché una squadra “non tiene”, non si parla in campo, non segue compatta (o rifiuta compatta: capita) una strategia,

perché quando faccio il bunt non penso alla compagna che è in base ma solo a dove mettere i piedi IO.

DUE:

lanciatori e catcher (con due esclusioni, per stavolta: volevo verificare l’esito di un infortunio, e l’altro giocatore aveva più necessità del lavoro di agilitec):

Muriel, che ha esperienza e competenza nell’allenamento alla corsa, ha preso in carico questi giocatori, e ha dedicato un’ora intera a impostare un allenamento [dallo stretching iniziale e finale alla preparazione agli esercizi di corsa] il cui scopo è, ripetendolo:

a) migliorare la capacità di correre (respirazione, cuore, INFINE gambe)
b) migliorare la tecnica di corsa (che porta a migliorare l’uso delle gambe e la coordinazione con le braccia nel lancio.
c) rafforzare la concentrazione e la capacità di “tenere” lo sforzo

Alla fine del lavoro, il punto c) è sembrato il più degno di nota.

In un’ora, le ragazze hanno corso per CINQUE minuti consecutivi. A questo sforzo, sono arrivate dopo 40 minuti di preparazione.

CINQUE minuti.

Quando l’idea è stata loro prospettata all’inizio, erano “spaventate” e pensavano di non essere capaci di reggere UN MINUTO consecutivo di corsa.

Poi seguendo l’allenatore, usando la tecnica adatta, emulandosi a vicenda, hanno perfettamente retto i CINQUE minuti.

Penso sempre alle partite che durano DUE ORE, e nel corso delle quali il lanciatore fa sostanzialmente SCATTI per circa 45 minuti, ogni volta 8/9 minuti di seguito, e il catcher sta 45 minuti a salire e scendere dalle gambe.

Vogliamo non vedere il lanciatore paonazzo e il catcher stravolto al terzo inning?

Vogliamo vedere lanciare e ricevere bene? Corriamo!

E due.

TRE:

la tecnica.

Abbiamo perso partite NON su azioni favolose degli avversari, e NON per aver mancato noi di fare prese acrobatiche,

ma perché ci è caduta la palla dalle mani o perché abbiamo raccolto la palla NON come ci è stato insegnato a farlo. Con gesti QUALSIASI, COME CAPITA.

Cosa ci alleniamo a fare, allora?

Tanto vale giocare e basta (abbonandosi a perdere).

Ho chiesto alle Ragazze se avessero mai visto un allenamento di ragazze della loro età… di basket. O di danza. O karate. O vela.

Brave o non brave, grandi o piccole , hanno in comune di COMPIERE i gesti del loro sport.

Come vanno fatti. Come li fa il coach. Come li fanno le giocatrici più grandi.

Si chiamano “fondamentali”, non si chiamano “ipotetici” o “secondo gradimento” o “opinabili” o “come mi viene in mente sul momento”.

C’è un motivo.

Sono nati da DUE SECOLI di tentativi di fare le cose MEGLIO.

Siamo più furbi di DUECENTO ANNI di grandi atleti e allenatori?

Possiamo INNOVARE, ma prima di innovare dobbiamo CONOSCERE il meglio di ciò che è CONSOLIDATO.

La palla si prende con il guanto DA SOTTO, STOP.

Ho visto questo gesto, sabato, SOLO TRE VOLTE in due ore.

Ha prodotto TRE OUT in prima filati.

Ho visto invece DIECI o DODICI prese a vanvera. Hanno prodotto OTTO degli undici punti che ci siamo beccati.

E allora, la seconda parte dell’allenamento è stata:

abbiamo ricominciato a tirare palle a terra da un metro,

curando come mettete le mani e piedi.

Guardando solo quello.

Perché a softball basta prendere su la palla correttamente, tirarla dritta, e girare la mazza in mezzo al piatto con forza, per vincere META’ delle partite della stagione Ragazze.

Per vincere un campionato nazionale Cadette ci vuole molto di più,

ma per passare da ultime a quarte basta questo.

Per precipitare, com’è accaduto sabato, da quarte a ultime,

basta rifugiarsi nel proprio guscio, badare solo ciascuna a se stessa e alle proprie “abitudini”, fare le cose “come mi viene”, “come mi fa comodo”, accettare la stanchezza e non vedere che la compagna è più stanca di me eppure continua a sforzarsi.

QUINDI, IN SINTESI:
1) dobbiamo lavorare più intensamente sotto il profilo fisico. Muriel ci aiuterà con sessioni apposta di corsa e “cardio”. Io ripeterò sessioni di rafforzamento anche per le braccia.

Niente palestra, niente pesi, niente stranezze: giocando. Ma suderemo molto di più

2) molti dei giochi saranno “di gruppo”

3) nella parte tecnica torneremo ai fondamentali,

che significa

4) che torneremo a fare le cose COME MI DICONO DI FARLE, e COME VANNO FATTE, e non “come mi pare”, o come pare “a mio cugggino”,

FIATO, GAMBE, GESTI DI BASE, GRUPPO.

Poi (e qui rispondo a un paio delle vostre lettere) io avrò tempo per QUALSIASI “lezione individuale”, “correzione di quel mio errore personale”, ma davvero, credetemi:

NESSUNA di voi ha “IL DIFETTO”, dovuto a chissà che, e che richieda chissà che mega-intervento di “chirurgia allenatoria”, “IL” difetto che spiega tutto, che “non fa battere”.

Non c’è nulla che non possa essere risolto tornando a cose SEMPLICI ma FATTE CON RIGORE, DUREZZA MENTALE, FATICA e VOGLIA DI VINCERE.

E, ripeto, FACENDO ATTENZIONE A COSA FA LA MIA COMPAGNA.

 

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