Diario di squadra -13

Buono raga. Giornata intensa dedicata alla battuta. Gran lavoro anche per quantità.
Tema: “perché battiamo con la mano destra che spinge e non solo con la sinistra che tira” (viceversa le mancine)?

1) Perché i nostri occhi sono abituati a guidare con finezza la mano destra. Senza la mano destra la mazza va dove vuole invece che dove vogliamo noi. Occhi+mano abile = piccoli aggiustamenti delle mani all’ultimo momento, più contatti pieni, meno foul, meno battute molli per terra.
2) perché quando le braccia spingono al massimo della forza, la palla è davanti al nostro petto e va verso la spalla destra, non verso la sinistra
3) perché la testa deve stare sempre orientata verso destra sennò non vediamo la palla. Abbiamo detto: mano abile + OCCHI. No occhi, no battuta.
4) perché il destro è il braccio più forte
5) perché per “aspettare” la palla dobbiamo lasciarla arrivare verso il catcher, cioè verso il lato destro del nostro corpo. Torna comodo quando, invece di “aspettarla”, è semplicemente il lanciatore che è veloce e ce la manda “profonda”,

e in subordine (tattica)

6) perché quando battiamo la palla forte e tesa verso centrocampo o destra (diciamo “fra l’interbase e il giocatore di prima base”) facciamo più danni alla difesa, lasciamo la palla dietro i nostri corridori, costringiamo la difesa a rincorrerli.

Alla fine dell’allenamento, domande sulla “testa”, intesa come “quello che c’è dentro la testa”.

Perché quando si lavora “di fino” in allenamento capita di arrabbiarci, sentirci frustrate dagli errori, pretendere chissà che miglioramento subito.

Capisco, ma è allenamento, QUANDO si fanno cose nuove. Mica è sempre così. E soprattutto non è così la partita.

Ohi, ieri TUTTE, tranne le piccoline del 2004 e seguenti, avete piazzato palle fra gli esterni. Mica tutte le palle. Ma ne basta una a testa per partita, eh?, per finire in televisione.

Un grande battitore diceva: “battere è 80% fisico, l’altro 80% è mentale” 

Così, due parole sulla paura: la maniera migliore di combattere la paura è AVERLA.

Ce ho, lo so. Bene. Prima della partita o prima del turno di battuta la lascio sfogare. Non faccio nulla finché non l’ho sentita arrivare e andarsene.

La paura NON DURA (effetto dell’adrenalina: poche decine di secondi. Poi, proprio l’adrenalina genera alcuni minuti di calma). Lo sanno tutti coloro che fanno mestieri “da paura”, dai pompieri agli atleti. Chiudi gli occhi, è come uno starnuto. Lo fai, e non c’è più. Quello che ti frega, è agire mentre hai paura. Avere fretta. O aver paura di avere paura (sbaglierò, avrò paura…). Non c’è bisogno. Ce l’avevi, è passata.

E prima di andare nel box, penso che LO SO FARE. L’ho fatto in allenamento. Mi faccio il film della bella battuta che ho fatto giovedì in allenamento.

Al limite: so di avere UN difetto persistente, che basta sorvegliare (piedi stretti, mani basse, quael che è): bene: correggo quello mentre entro nel box, non penso a cento altri dettagli.

Ieri avete ottenuto TUTTE ottimi risultati. Questo è un FATTO.

La partita di hockey su prato invece è stata divertente ma… siamo decisamente più brave a softball!

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