Libero mercato, mercato del bestiame… e ladri di polli

8 gennaio 2014

Allora, per gli amici che hanno chiesto “cosa succede?”, comincio a riassumere due fatti. Ci saranno poi da fare commenti teorici e anche un pelino “politici”

un gruppetto di allenatori appena arrivati al Saronno Softball, in uscita dal Bollate che avevano tentato inutilmente di sfasciare approfittando di un momento – ora superato – di difficoltà gestionale, approdati a Saronno dopo che societa’ meno affamate li avevano evitati o respinti,

hanno deciso che, non avendo vivaio Under 12, “gli serve” la squadra ragazze, mini e qualche cadetta della Società per cui alleno.

Prima hanno fatto a me e ai dirigenti qualche avance, peraltro in forma non simpaticissima (accostando le ragazze e i genitori, prima che l’allenatore, durante il tryout Cadette di Torino – e di questa commistione fra reclutamento personale e sedi federali parlerò poi).

La proposta non era accettabile soprattutto perché va in direzione opposta al desiderio dei genitori e della ragazze, di mantenere la coesione di un gruppo nato e cresciuto insieme, e la vicinanza al proprio territorio, ai suoi spazi, ai suoi enti locali, alle scuole, agli oratori, ai luoghi in cui le nostre ragazze oltre a giocare si incontrano insieme.

(E già, che io sia costretto a spiegare i cazzi miei, i miei programmi e le decisioni della mia società in pubblico, perché un farabutto spettegola in privato, non è tanto normale, o no? Ma mi hanno trascinato a parlare apertamente, adesso vedano come sono capace di essere “aperto” [ma figa, non sapete come soo fatto? pensavate che sarebbe passata sotto silenzio?. Ma dài…]).

Inoltre avevamo riserve sull’etica e sui modi con cui era stata condotta la “secessione” da Bollate. Essi – a ragione, come si vede ora – ci facevano dubitare della lealtà che sarebbe stata riservata a noi.

Dopo esserci consultati, abbiamo lasciato cadere la proposta come si fa in questi casi: sul momento, rimandando alla lunga con un “vedremo, adesso abbiamo altre priorità…”, poi – dopo aver raccolto informazioni su tutta la faccenda -, non rispondendo a telefonate insistenti, per non sbattergli proprio la porta sul muso (come avrebbero meritato, e come altri hanno fatto).

Io di solito sono molto esplicito, ma per una volta che prendo una situzione alla larga… il furbo di turno ne approfitta.

Durante la pausa di Natale/Capodanno allora un dirigente del Saronno (Rotondo) si e’ attaccato al telefono chiamando genitori delle nostre ragazze,

dicendo loro [gravissimo, lesivo] che avevamo “chiuso la societa’” [che stava invece proprio in quei giorni rinnovando il suo consiglio per espandersi e rafforzare il ruolo del settore softball, e che ha atteso a rinnovare i tesseramenti in quest’ottica] e che le ragazze “potevano già andare a Saronno a allenarsi con la loro nuova squadra in vista di un torneo che c’e’ fra poco”.

Il tutto, all’insaputa di dirigenti e tecnici. [“Insaputa” durata dieci minuti, il tempo che un genitore aprisse la posta elettronica e cominciasse a scrivere].

Il tutto [gravissimo, anche questo, anzi ancora di più], aggiungendo che “l’operazione ha la benedizione del presidente del comitato regionale, Macario”, a sua volta istituzionalmente “coperto”. I Lombardi hanno già capito “coperto” da chi, come e perché.

Putroppo non ho difficoltà a credere a QUESTA parte delle affermazioni di Rotondo, perché riecheggia un accanimento, una specie di torva soddisfazione, un parla-parla di telefonate in cui organi federali si compiacciono (testimone io e colleghi) della imminente “fine di Tizio”, “chiusura di Caio”, “hai letto su quel forum che finalmente le sue atlete lo mollano?”. A favore ovviamente dell'”amichetto del mese” (simpatie e alleanze di questo genere sono MOLTO variabili e fragili. Solo un allocco non capisce che “amici” di quel genere il giorno dopo alzano il telefono e raccontano a me e al mondo intero le loro bravate. Non so se in un dirigente è più grave e pericolosa la scorrettezza, o la pura ingenuità e incompetenza politica).

Per tornare ai fatti nostri:

i genitori hanno declinato, e hanno avvisato me e i nostri dirigenti.

Fra l’altro, in un caso, facendo una relazione scritta delle telefonate, che non riproduco qui, ma che meriterebbe una trattazione a parte.

Merita qui una parentesi: nessuno di noi è Biancaneve, e reclutare un’atleta scontenta che “cerca opportunità” è fisiologico [vedi sotto].

Ma ASSILLARE un’atleta GIOVANILE LEALE alla sua società, RADICATA nelle amicizie e STIMATA (non spetta a me dire “con reciprocità”, ma i fatti parlano) dai suoi allenatori, nei giorni in cui non è a contatto con la sua squadra e i suoi tecnici per le vacanze, dicendole che al ritorno dalle vacanze non troverà la palestra e le sue amiche, è patologia. Grave patologia. Sono i metodi dell’impotente.

Questo per sommi capi l’ultimo episodio.

Che gia’ di per se’ basterebbe per prendere i signori Massimo Rotondo, Davide Soldi, Minari, Brugnoli e Flavio Pozzi, nonche’ i loro “padri adottivi” Bianchi e Bonetti, e fargli fare a calci nel sedere il giro della Lombardia.

Poi però c’e’ una serie di ramificazioni sulle quali tornero’, ma che in sintesi sono

riconducibili al “tifo” che più’ di un esponente federale ha fatto per lunghii mesi per il “tentato golpe” contro Bollate [fatti loro, del Bollate! Chissene frega! Sono un ex-Bollatese che si è lasciato con Bollate in termini molto crudi. Non sono un apologeta ingenuo della famiglia Soldi. Ma è impossibile non tenere conto dell’impatto “di sistema” che avrebbe avuto la perdita di una realtà così consistente sotto il profilo storico, organizzativo, logistico, di reclutamento, d’immagine, che contribuisce alle attività federali con un numero e una qualità di atlete che non ha paragoni. Le simpatie e antipatie sono una cosa, il riconoscimento dei valori REALI in gioco è un’altra, è pura razionalità, buonsenso, rispettto dei valori e delle regole],

e all’insistenza con cui consigliere federale e comitato regionale lombardi insistentemente da tempo si immischiano, con velleita’ di “strateghi e pianificatori”, nella vita delle societa’, cercando di decidere chi deve allenare dove, chi deve avere più’ squadre, chi meno, eccetera.

Seguono dettagli.

In ogni caso: noi completiamo in questi giorni una interessante operazione che consolida la nostra societa’ e ci iscriviamo ai campionati.

Il Saronno si arrangi con le sue forze, se e’ capace. Recluti. Ma non rubando, insinuando, mentendo, diffamando, barando e – se posso, da tesserato, chiedere questo umilmente alla FIBS – chiedendo e OTTENENDO aiuto illegale da un’Istituzione che sta gravemente inquinando il proprio ruolo.

Infine [e questo è un altro tema da espandere successivamente]:

in questo contesto, con quale serenita’ io (e altri, che lo hanno fatto presente sia pubblicamente sia in privato), domenica posso mandare le ragazze a fare un tryout federale in casa di una societa’ che ha questa scorrettezza?

Con tecnici coinvolti nella vicenda?

E mi chiedo: come mai un try-out giovanile viene assegnato logisticamente a una societa’ che quella categoria giovanile non ce l’ha nemmeno? Da anni?

Per CHI esattamente si recluta? O si sta facendo invece “mercato della carne giovane”?

E sulla parola “mercato” si apre l’ultima parentesi.

Io sono un libertario, amo la competizione sul campo e fuori. Detesto le barriere, i ghetti, le appartenenze forzate, la marchiatura del bestiame.

La nostra società, quantomeno per il settore softball, ha adottato una politica di “porte aperte” in entrata e in uscita: non chiediamo indennizzi per gli svincoli unilaterali delle atlete,

perché crediamo nella libertà di movimento di atlete, allenatori, e crediamo che sia il campo a dover decidere chi è il migliore.

Questo approccio però funziona soltanto se la trasparenza e la correttezza sono reciproche.

Una giocatrice deve poter scegliere liberamente se vuole essere allenata da Ozy Miani o da Davide Soldi, e se le palestre più belle gliele mette a disposizione Fabio Rusconi o Massimo Rotondo.

Ma seminare discordia, false informazioni negative, interferire con il funzionamento di un gruppo attivo e vitale, e usare il peso della federazione per accreditarsi, non ha nulla a che vedere con la libertà.

Ha a che vedere, invece, con i metodi che il signor Rotondo ha probabilmente imparato nel mondo del calcio, dal quale proviene, e al quale nella mia modestissima opinione è preferibile, per il bene del softball lombardo, che torni subito.

Altrimenti, se questi sono i metodi, e se questi metodi vengono avallati (come afferma Rotondo – che magari sta solo millantando), o anche solo tollerati, dalla nostre Federazione,

è inutile poi chiamare Ken Ravizza Einstein o Mourinho a spiegare “leadership”, “gruppo” o l’origine psicologica degli abbandoni dello sport, della disaffezione del pubblico, delle difficoltà di amalgama e collaborazione fra le società,

ed è inutile pubblicare “carte dei diritti dell’atleta giovanile”,

quando in realtà si pratica soprattutto la “Carta del presidente in declino che telefona a Roma [o Senago] per chiedere una trasfusione” o lo “Statuto dell’allenatore velleitario che pesta i piedi perché paparino non gli dà un acconto sull’eredità”.

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