Barare instupidisce. Perché?

Regola 1433: se a un tavolo di poker non sai chi è il “pollo”, sei tu.

Tizio crede di tendere una trappola,
e non si accorge che
tutta la sua trappola non è altro che l’esca di una trappola più grossa,
nella quale cade lui.
Non c’è nessuno più coglione
di un “furbo”.

Dice: “ma glielo dici, così?!?”

Sì, voglio dimostrare la regola 1434:

“non c’è modo di mettere in guardia un coglione che crede di essere furbo”.

La logica è molto semplice: il furbo è abituato a pensare usando due costanti:

1) l’altro è stupido [non capirà il mio bluff]
2) l’altro mente

(è inchiodato in questa logica perché è stupido e mente. Il suo universo funziona così.
Inoltre ha bisogno che il suo interlocutore sia stupido, SPERA che sia stupido, altrmenti la furbata non regge).

Quindi, qualsiasi avvertimento a suo favore gli arrivi, non lo crederà mai.

TUTTI, ripeto, TUTTI i truffatori finiscono così.

La loro condanna, è che per truffare devono frequentare solo degli stupidi (gli altri capiscono e li evitano) alleandosi man mano soltanto con degli stupidi, frequentando solo stupidi,

per cui il loro gioco diventa sempre più banale, si adegua a un avversario sempre più ingenuo,

e prima o poi si trovano davanti uno che capisce, o anche solo che cerca di capire e fa troppe domande.

Lì il gioco truccato salta.

Regola 1435:

non c’è parola che faccia più paura a un truffatore di: “perché?”

[Un amico chiede “perché?”]

Perché cosa? Perché esistono i cretini? Chiedi a Dio. 

Io so solo dirti perché i cretini tendono a essere disonesti,

cioè perché “cretino” e “furbo” tendono a andare insieme.

Per un motivo molto semplice:

guadagnarsi da vivere onestamente richiede intelligenza, cioè lucida adesione alla realtà (vari tipi di intelligenza: saper tagliare un albero, piantare un chiodo, quadrare un bilancio).

Un cretino non può essere realista.

E uno che non può essere realista non sa essere onesto.

Il cretino è spesso uno troppo debole per accettare la realtà, che spesso è faticosa, e allora smette di pensare per evaderla.

Più la evade meno la capisce, rincretinendo giorno dopo giorno.

E impoverendo.

Dalla povertà sommata alla stupidità nasce l’invidia:

il cretino vede che altri, intelligenti [in senso lato: realisti, capaci, fossero anche minatori], guadagnano e vincono più di lui, e siccome è cretino non capisce che quelle vittorie e guadagni vengono da lavoro e sforzo, crede che la realtà non c’entri, anzi lui la realtà non la capisce proprio,

crede che sia fortuna o aver trovato un modo di aggirare la realtà – che detesta, perché con lui è severa (l’albero potato male gli muore, l’investimento in Borsa va storto, la bicicletta guidata male va contro un albero, eccetera).

Allora inventa una storia che contraddice la realtà [generalmente la storia include il fatto che arriverà un regalo favoloso senza fare fatica, solo raccontandosi delle balle),

e cerca altri cretini cui farla credere. 

Purché quei cretini abbiano qualcosa da rubare loro (che hanno ereditato, avuto in regalo o elemosina, rendita, rubato, truffato a loro volta. le prime vittime dei truffatori sono i truffatori).

 

 

 

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