Bulle, botte e leve

Allenamento di ieri:

innanzitutto, un bel “panino” di sport e divertimento fra una riunione e l’altra con mummie varie,

poi:

0) due chiacchiere sul caso della “di Giovi la bulla”, sulla violenza, sulla vigliaccheria di fronte alla violenza, e sul cretinismo dei commenti che cercano di giustificare la violenza contro chi, senza usare violenza, “se la sarebbe cercata”.

La violenza è RARISSIMAMENTE legittima solo per FERMARE altra violenza, e solo nelle mani di gente (poliziotti, soldati) CONTROLLATA e GUIDATA.

Non è certo uno “strumento” da mettere nelle mani di chiunque – tantomeno una ragazzina – debba dirimere una controversia nata su internet.

Quindi attenzione a giustificare, anche solo per scherzo, l’aggressione fisica.

E, se lo sport ci ha insegnato qualcosa sul coraggio e sulle regole, avere se necessario il coraggio di SOCCORRERE chi subisce violenza.

Cosa c’entra con l’allenamento?

Lo sport è TUTTO una questione di controllo della mente sul corpo e sulla sua forza.

L’ESSENZIALE dello sport è usare la forza del corpo contro il tempo e contro le forze della natura, per andare più in alto, più lontano, più forte,

rispettando in modo SACRO la persona dell’avversario.

Perfino nelle arti marziali.

E allora, le istruzioni di ieri erano: PICCHIARE DURO.

SENTIRE com’è il piacere fisico di colpire FORTE, e sapere che la soddisfazione innegabile che si prova a “spaccare” consiste nell’usare quella forza per affrontare la NATURA (= la palla), non l’uomo.

Con l’occasione, aggiungere un po’ di grinta alla sventolata della mazza.

Quindi:

1) battuta a manetta per tutte.

Tanta, in modo vario (un tee, due tee, toss, palline forate, tappi, palle da 9″ e da 12″), con Fabrizio e due aiuti a lavorarci,

2) altrettanti bunt, bunt in corsa, bunt mancini, e qualche esperimento di battuta in corsa mancina, con Ozy.

Il lavoro delle “mancine adottive” sembra un esercizio, buffo, ridicolo… ma ieri toccavate la palla (e io lanciavo forte e “sporco”),

la volta precedente nemmeno quello.

Stiamo progredendo.

Andiamo avanti a allenarlo e sarà sempre di più un gesto utilizzabile in partita.

Chi più, chi meno.

Chi prima, chi dopo.

Non importa: TUTTE fanno il lavoro che porterà al “più”.

3) e qualche chiarimento sul “tiro sottomano”.

Abbiamo fatto tiri da terra raccogliendo a mano nuda la palla del bunt.

In sintesi: se quando tiro sopramano sto sempre attenta a tenere il braccio ben disteso, mai contratto, mai il gomito basso e contratto, questo vale anche per il tiro sottomano.

Con l’occasione, “ripetizioni” di fisica (le leve):

il braccio è una serie di leve.

Se PIEGO a angolo acuto il polso o il gomito, SPEZZO questa serie, e la forza del mio tiro è proporzionata, non più al mio lungo braccio, ma al CORTO segmento che resta fra la palla e il primo “spigolo” che la catena muscolare incontra.

Più facile vederlo e provarlo che spiegarlo (ma la proffia di fisica sarà contenta se le chiedete di spiegarvelo).

Vale per il tiro, vale per il lancio

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