Diario di allenamento: Ora e sempre resilienza

Allenamento di sabato 22: la pioggia ci mette a sedere nella splendida club-house del campo di Desio,

così leggiamo le “lettere di inizio stagione” delle ragazze e approfondiamo il tema che avevo accennato ieri,

con il prestesto di un paio di lettere che chiedono dettagli sull’allenamento (resistenza, corsa, ecc.).

Scappa di usare anche un paio di paroloni (“anaerobico”?!? “Resistenza alla velocità”, “modello di prestazione”?),

ma il senso è molto semplice, in fondo [e, meno in fondo: almeno una di voi fa già il Liceo Sportivo: state crescendo, giovani!]:

ogni sport fa fare al corpo un certo tipo di lavoro, speciale, diverso da quello di altri sport.

Sollevare pesi non è come gettarli, non è come saltare in alto, non è come battere e correre.

Il ciclista o il maratoneta pedalano per ore con regolarità e per il 90% sanno in anticipo cosa faranno, affrontano occasionali salite e discese che conoscono in anticipo, e regolano il ritmo sulle capacità del corpo (fasi di recupero, fasi più aggressive) tenendo conto del terreno.

L’avversario disturba questo ritmo costrungendoli a allunghi che sfiancano, ma a sua volta deve pagare un prezzo per questo.

L’atleta che corre i 100 metri piani mette tutte le sue forze in meno di dieci secondi di prestazione velocissima, poi recupera pienamente le forze prima di riprovarci.

Il commercialista che corre la Stramilano per divertimento segue solo il suo corpo. Arriva quando arriva, l’importante è il suo record personale, la sua sfida con se stesso.

Dopo dieci minuti che corre, questo approccio gli consente di “staccare il cervello”. Alla fine è distrutto fisicamente ma “non pensa più ai suoi guai”.

Noi il cervello dobbiamo tenerlo sempre acceso,

anzi, negli anni delle maturazione dobbiamo ACCENDERLO, STIMOLARLO, NUTRIRLO DEGLI STIMOLI CHE CERCA,

e veniamo costretti dall’avversario, ma soprattutto dalla palla (lancio, battuta, rubata), imprevedibile, a fare uno scatto o un salto o una sventolata o una brevissima corsa velocissimi,

che dobbiamo calcolare sul momento,

e dopo i quali non abbiamo il tempo di recuperare pienamente (meno di tutti il lanciatore o il catcher, ma nessuno, nemmeno gli esterni, ha in realtà il tempo di RIPOSARE completamente fra un’azione e l’altra),

ché subito arriva un’altra sorpresa, un altro gesto veloce.

Mente e corpo hanno lo stesso problema da risolvere: CONTINUARE a reagire VELOCEMENTE,

fare 150 gesti VELOCI e RAZIONALI in un pomeriggio, mentre il centometrista in un raduno ne fa tre se va bene.

Significa anche, mentalmente, trovarsi spiazzati 150 volte in una giornata, reagire d’istinto, e poi tornare a meditare e preparare la prossima mossa prima di aver avuto il tempo di “digerire” la battuta o lancio precedente, sia quanto a sforzo fisico sia quanto a fatica mentale: delusione, euforia, spiazzamento.

[mi fa ridere qualche manualetto di “mental game” che raccomanda “fra un lancio e l’altro ripassa mentalmente il tuo swing precedente, analizzalo con cura, cerca nel database i precedenti…”. Sì, ciao Pepp… In 15 secondi? Coscientemente? Sei mai stato nel box di battuta in un tie-break, Ciccio? Fai la videoanalisi fra uno swing e l’altro? Magari un bel powerpoint, con un caffé in mano…]

Quello che serve, è una capacità, costruita con l’allenamento, di accorciare i tempi di recupero, e la forza di volontà di agire in modo aggressivo NONOSTANTE il recupero non sia finito.

Mi sento stanca, spremuta, ma agisco come se fossi fresca. 100 volte in un pomeriggio.

Come si allena?

Girando intorno al campo a piccolo trotto per 20 minuti?

No.

Si allena disciulandosi [in inglese: “hustling”].

Palle a terra? RITMO fra quando ho fatto la mia giocata e quando farò la prossima.

raccolgo, tiro, mi tiro via veloce pensando alla compagna successiva cui serve campo libero, un bel respiro, uno sguardo veloce alle amiche o al campo ma poi giù pronta e attenta di nuovo. Non mi siedo, non perdo la posizione atletica.

Stazioni di lavoro? Via veloce fra l’una e l’altra.

Gara di tiro? Idem.

Il coach ferma il lanciatore che sto ricevendo per dargli una spiegazione? Vado lì a ascoltare (di buon passo), non mi affloscio.

Allunghi e scatti? Quando torno camminando fra l’uno e l’altro, respiro bene, con ritmo, sono attenta, cammino ma non trascino i piedi.

Il coach fa APPOSTA, a non darmi tregua.

Se dovesse allenare la mia velocità pura, mi lascerebbe rifiatare.

Ma deve allenarmi a reggere tre ore di “risalite”.

Lo sforzo mentale che faccio per non “sedermi”…

… mi allena a restare pronta e sveglia.

Allena MENTE e CORPO.

I prossimi allenamenti saranno ESPLICITAMENTE focalizzati su questo tema.

 

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