Diario di allenamento: che sgobbata!

Due ragionamenti sul lavoro di questi giorni. Siamo a metà settimana e abbiamo già sul groppone quasi sei ore di allenamento intenso. Fermiamoci a pensare.

Due allenamenti molto, molto intensi.

Fisicamente e tecnicamente quello di lunedì,

più diradato fisicamente, ma concentrato sulla tecnica, quello di ieri.

I temi che abbiamo affrontato:

* controllo dell’agilità di piedi: quando giochiamo sulle basi, quando battiamo in corsa, quando lanciamo, quando tiriamo; le “scalette” non sono un passatempo: mi dicono quando e come NON faccio fare ai miei piedi quello che VOGLIO, ma semplicemente quel che per loro è “più facile”; il coach vuole VELOCITA’ sotto il CONTROLLO della volontà, della “testa”;

* “rompere l’inerzia” in battuta; se il mio problema è che lascio passare troppi strike senza girare, devo imparare a rompere di più e prima l’inerzia: senza esagerare il movimento, ma con un po’ più di “slancio”. Il “passo”, che nel softball è caduto in disuso, aiuta però a superare la “timidezza”. Usiamolo come uno strumento per qualche settimana. Lasciamo tranquilla la mente, non facciamoci troppi problemi o strategia: lasciamo che sia il corpo in movimento a “darmi il coraggio” di girare. Man mano, la paura sparirà, prevarrà il gusto di girare. Certo: così mi farò infinocchiare da qualche “ball malizioso” e da qualche cambio. Ma restando inerte non arriverei comunque da nessuna parte. Accetto il rischio, se il premio è una maggiore velocità reattività, aggressività. Il coach preferisce insegnare a “frenare” a un battitore che gira troppo, che il contrario. QUALSIASI coach, a cominciare dalla collega che dirige le “Sharks”.

* Situazioni di gioco, rubata, bunt e difesa della rubata e del bunt. Dal vivo, con lanciatore e avversari.

* bunt per le principianti.

* lanciatori (e tutte): il coach “ha le fisse”. Una di queste fisse è la rotazione della palla, lo “spin”, le dita e il polso.

Lunedì ci ha spiegato e FATTO VEDERE che una palla che “gira” viaggia un 5/10% più veloce e va un 5/10% più lontano di una palla che non gira. La rotazione cambia fisicamente la “forma” della palla: una palla che non gira è un CUBO, una palla che gira assomiglia all’ala di un aereo.

E allora: prima di “spingere” la palla, di “buttarla”, di “portarla”, prima e invece di usare le spalle, la schiena, il sedere… usiamo le dita (se penso “polso” finiosce che uso il gomito. Pensiamo “dita”… e senza accorgercene useremo il polso).

Un bel piatto pieno, eh?

Allenamenti affollati [lunedì c’erano in campo 28 persone, fra il campo principale e il campetto “mini e principianti” ricavato sugli esterni]

e con chiari obiettivi ben perseguiti dalle ragazze. Brave.

E allenamenti faticosi fisicamente.

Per questo ieri ci siamo presi una pausa per chiacchierare della stanchezza, dei doloretti, della possibile perdita di concentrazione, che cominciano a emergere dopo le prime settimane di stagione.

Il nostro fisioterapista Davide ha dovuto già vedere 3 o 4 di voi. In tutti i casi non era nulla di grave, solo contratture da fatica, che non avevamo “smaltito” attraverso pochi facili esercizi da fare dopo gli allenamenti e nei giorni di riposo.

Mi raccomando ragazze, quei 15 minuti al giorno di stretching ben fatto, coperta calda mentre guardo la tivù, quei due passi a piedi tranquilli quando le gambe sono indolenzite, bastano e avanzano per non dover telefonare al medico.

Non è la stessa cosa fare 5 minuti di stretching collettivo il giorno dell’allenamento. Anzi, non serve quasi a nulla. Serve invece molto quella cura di sé DOPO, quando il corpo “rifiuta” di riposarsi, di allentare la tensione che l’allenamento o la partita creano. Altro che “tallonite”, “fegatite” e “risonanze”. Genitori: perché pensare subito alla TAC e al chirurgo, ma non imporre alle ragazze la disciplina di stare 10 minuti a fare rilassamento?

Ottimo lavoro, e del resto i frutti in campo si vedono [non montiamoci la testa, ma brave Flash!].

Nelle prossime tre settimane si diraderanno un po’ gli impegni delle partite.

Allora ci dedicheremo un po’ di più a IMPARARE COSE NUOVE.

Ci sarà un breve “corso” per i genitori che aiutano in campo e nel dugout,

e per le ragazze ci sarà qualche attenzione in più per chi è un po’ più grande (le Cadette hanno già visto che la loro categoria richiede maggiore astuzia) e/o è motivato a crescere in un ruolo specifico.

Questo perché nel frattempo la strategia del coach è continuare innanzitutto a far crescere la SQUADRA:

* tanti lanciatori,
* tanti catcher – magari alcuni per adesso “soltanto” per allenare i lanciatori, ma pronti a soccorrere una compagna stanca anche in partita, e domani titolari,
* tante che battono, non solo quattro “fenomeni” nel lineup,
* tante che fanno bene bunt,
* tante che sanno stare in tre/quattro ruoli.
* a tutte, tranne forse solo le più piccoline che rischierebbero, l’occasione di provare a stare in diamante.

Questo resta prioritario.

Non vince la Giovannina o la Luisa, vincono le Flash.

Però, se qualcuna chiede “lezioni private” sulla ricezione o sulla battuta in corsa o sul cambio, io non mi tiro indietro di sicuro.

Infine: in attesa di sapere dalle Autorità se avremo a disposizione il campo per il “corso aiuto-tecnici”, metto qui una delle tante foto del campo che mercoledì NON usiamo perché “già occupato”, scattata esattamente a metà della fascia oraria presuntivamente “occupata”. E così OGNI mercoledì.

Non ho parole.

Nessun commento ancora... lascia il tuo commento per primo!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: