La mia squadra. “Mia” e “squadra”

Prima sbavatura della stagione per le Flash (era ora… Ora speriamo negli effetti stimolanti di un bagno di umilta’): la trasferta a Milano porta un pareggio invece di una netta vittoria. Vittoria 8 a 7 nel primo incontro, sconfitta di un punto al secondo extrainning (due ore e 5 di gioco) nel secondo, 11/10 dopo essere state in vantaggio 8 a 6 ultimo inning due giu’.

Il coach non ha nulla da rimproverare (anzi) alle giocatrici stremate che hanno tenuto botta fino alla fine.

Dalla meta’ partita tutte hanno fatto e dato, dato, dato fino allo sfinimento.

Ha avuto invece qualche parola severa (“egoismo” brucia abbastanza?) per la pigrizia e il disinteresse alle compagne che si sono visti a inizio partita.

E’ li’ che e’ stata persa: nelle rubate non fatte, nei bunt compiaciuti, nel buttare via due doppi senza pensare, nel girare la mazza a vanvera. Il lanciatore tira la palla per terra e il catcher la perde? Correre a coprire casa chi: io?!? Ma no, non andiamo a metterci nei guai. Se sto qui ferma non è colpa mia. Ho due strike a carico, sventolo e non batto, la palla è a terra: perché dovrei correre? tanto mi hanno eliminato. La corsa farebbe entrare il punto di una compagna, ma… importa che IO ho sbagliato. Cosa penso di ME, il MIO mondo.

Come se l’unica cosa che importa fossi io, io, io, la mia bella figura o il rischio di perderla.

Giochiamo a softball, sport di squadra, non a golf. Se voglio che il mio sforzo fisico e mentale serva solo farmi stare in forma, c’è il tapis roulant. Il softball, è questione di sqaudra.

[Il coach ha imparato da D. Grossman, uno dei maggiori esperti mondiali di… paura, ma paura quella vera, quella grossa, che: stare soli aumenta la paura, condividere rischi, vittori e sconfitte la riduce drasticamente. Soli siamo nel buio. Cantare insieme, ragionare, dire a voce alta il conto dell’inning, condividere la strategia con un gesto, pensare che parte del mio sforzo è condivisa e sostenuta da altri, mi fa sentire più forte. Sono più grande e grosso dei miei limiti fisici. Quindi… se nel box di battuta o sulla pedana del lanciatore hai paura… pensa che c’è intorno una squadra che condivide ogni tuo gesto. E agisci di conseguenza. Ogni getso che fai per aiutare una compagna ti fa sentire più coraggiosa e sicura di te. Ogni rischio che corri ti rende più serena. Sì, così aumenta la responsabilità… ma la paura diminuisce.]

Corridore in due, punto della vittoria, chiamo un bunt: e il corridore che BENEFICIA di quell’aiuto commenta “e se poi giocano contro di me e mi eliminano?”. Non importa chi è l’autore perché quella frase, oggi, sostanzialmente TUTTE avrebbero potuto dirla, per quella fatale mezz’ora, e questo e’ stato il problema.

Il resto, gli errori o qualche swing balordo ma generoso, i lanciatori inesperti ma “duri”… Va tutto bene. E’ gioco. Si vince si perde si sbaglia o si fa bene.

Ma isolarsi nel proprio guscio no. Pensare alla propria bella figura, no.

In campo, ma anche fuori.

Salire a bordo del carro del vincitore quando le Flash vincono, ma rognare per ogni singola decisione che porta alle vittorie, e lasciare che a fare la fatica necessaria per vincere sia qualcun altro, no. Assolutamente no.

Mettere “like” alla foto della squadra solo quando citano me e la mia battuta, no.

Dare, dare, dare. Senza risparmio.

Quindi: a commento di questa partita niente foto, e niente nomi.

Le Flash, TUTTE e CIASCUNA, devono imparare a pensare DI PIU’ come squadra. Su questo non faccio sconti.

Lunedì’ lezione teorica ai catcher (e ai lanciatori con loro): tutti convocati, facciamo riposare qualche acciacco e impariamo qualcosa di nuovo.

Che c’e’ sempre da imparare…

 

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