Allenamento alla battuta – primi incontri con nuovi giocatori

Allenamento alla battuta dei boys.
Sono giocatori che ancora non conosco, lancio per un’ora e mezza la stessa palla: dritta, facile in mezzo al piatto, e chiedo di battere bene una linea dritta sul lanciatore.
E guardo cosa succede.

Cioè, se allo stesso lancio e allo stesso battitore corrisponda lo stesso swing.

No.

Una volta la mazza esce dritta, una volta bassa, una volta tira.
Le differenze qualche volta sono leggere, qualche volta (i meno esperti) ogni swing è un gesto diverso.

Più esperto è il battitore, più il movimento è consistente, “monotono” (in un senso buono), padroneggiato.

Se il battitore è meno esperto,
il primo swing è dritto, la battuta buona ma un po’ fiacca.
Lo faccio notare, e basterebbe mandare le mani e i fianchi un pochino più svelti per raddoppiare la potenza:
invece, lo swing successivo è clamorosamente scomposto, per cercare la potenza i piedi vanno da tutte le parti, sono un ragazzo bianco con un po’ di “baby fat” e cerco di muovermi come un cubano di 1.90 appena uscito dalla sala pesi.
Batto con il corpo di qualcuno altro, che non sono e non sarò mai.
Risultato: non tocco nemmeno la palla.

Morale della favola:

il gesto della battuta è UNO, non cinquanta.

Uno per ciascun battitore. In parte diverso da un giocatore all’altro, da un’epoca all’altra, da una conformazione fisica all’altra (solo in parte: l’acqua calda è già stata inventata), ma QUELLO, per ciascun singolo battitore.

A seconda del lancio, cambiano alcuni minimi aggiustamenti, ma l’impianto fondamentale (posizione, stile, punti di forza e punti deboli) è unico, come una firma individuale, come la mia faccia o la mia statura o il mio modo di pensare.

Sulla palla esterna andrò in modo un po’ diverso che su una interna, anticiperò o ritarderò (ma si una frazione minima di secondo. Fra una bassa e una alta il polso si muove di 3 centimetri, se va bene, non di 20).

E’ il MIO gesto.

La PRIMA cosa da creare/migliorare per battere meglio: sapere qual è il mio gesto, adatto al mio corpo, correggere gli errori grossolani ma poi consolidarlo e levigarlo e ripeterlo e raffinarlo.

Chi non ama l’esercizio al tee non ha capito questo passaggio fondamentale:

il tee è il posto dove resto SOLO con il MIO gesto. Lo provo con una mano, con due, provo a modificarlo, non mi devo preoccupare della palla e quindi penso solo a me stesso e al compito che devo svolgere.

Quando vado poi davanti al lanciatore, NON POSSO COMANDARE LUI,

ma SO COMANDARE ME STESSO.

Sono ben oltre la “metà strada” verso una valida.

Dall’altra parte dello schermo, vale la stessa regola:

un buon hitting coach “estrae” talenti individuali dalle storie individuali, guarda bene la realtà e poi prova a ottimizzarla,

ma non cerca di creare dei robot tutti uguali, che siano immagini del SUO swing.

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