Quanto tempo dedichi ai giovani, e quanto te ne dedicano loro

Non basta portare una ragazza a un allenamento, un paio di volte la settimana.

Scaricarla lì, a un allenatore/babysitter che le faccia fare “un po’ di esercizio” “perché non stia a casa sul divano”.

Questo è già qualcosa, ma non è così che lo sport fa crescere e educa alla vita.

Non è per questo, che i paesi più evoluti dedicano allo sport giovanile ampie risorse, tempo, e spazio.

Bisogna pensare alla ragazza fra un allenamento e l’altro, e adattare il lavoro a chi è, cosa fa, cosa dice, in cosa riesce, dove fallisce. Perché. Perché no. Come. Come no.

Bisogna mettere nell’allenamento cose che sappiamo che oggi non trova più a scuola, in cortile, e qualche volta, in una società complessa, nemmeno a casa.

Cose, abilità, valori che un tempo s’imparavano in cortile, oggi sembrano scomparse.

Lo sport le dà ancora, ma bisogna che gli adulti che lo propongono lo AMINO e lo pratichino come la passione della loro vita, e con competenza adeguata.

Bisogna anche, dall’altro lato, coinvolgere e spingere la ragazza (oggi è un’eresia… ma sì, l’allenatore non si accontenta: spinge, incita, provoca, fa fare Di PIU’ di quel che la comodità vorrebbe) a scoprire qualcosa OLTRE il passatempo: la passione!

Un modo di vivere. Un modo di camminare, di salutare le persone, che ha solo chi fa sport. Una schiettezza, fiducia in se stessi, onestà di idee, solidarietà, che ha solo chi gareggia e suda.

Scoprire che sul campo accanto al tuo giocano le “grandi” della serie A che puoi imitare, oppure le piccolissime alle quali puoi già mostrare o insegnare qualcosa.

Siamo sempre “il piccolo” e “il grande” di qualcun altro.

Può scoprire che nel magazzino lavora una persona che aggiusta i guanti e le mazze, e dalla quale puoi imparare: a infilare i laccetti… o magari a lanciare, perché ha giocato per trent’anni.

Che un’altra persona fa la manutenzione del campo o porta la merenda, e gli allenatori e i dirigenti la trattano come una collega o un consigliere.

E che tutta la vita sarà fatta non solo di “grandi eventi” e del “giorno delle finali” da fotografare, ma anche di paziente e invisibile lavoro quotidiano, dal quale nasce il successo di tutti.

Per questo è importante che partecipare a uno sport non sia soltanto “andare all’ora di softball”,

ma VIVERE una squadra come una comunità, imparando da tutti i suoi protagonisti, conoscendo dello sport non solo la superficie ma il lavoro e la passione di tutti coloro che lo rendono possibile.

Anche l’erba del campo, la palestra, la mensa, lo spogliatoio, la tribuna e l'”angolo delle chiacchiere” importano nel fare dello sport un’esperienza educativa essenziale.

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