“Formare giocatori OPPURE vincere partite”… OPPURE !?!

“In merito alle due massime serie (Italian Baseball League e Italian Softball League) il CF ha deliberato che la responsabilità tecnica delle squadre possa essere assegnata anche a tecnici non in possesso dei titoli ufficiali, mentre è ribadita con forza la necessità del percorso tecnico stabilito dalla Federazione, soprattutto per chi ha l’obiettivo di formare giocatori e non di vincere partite.”

1) “coloro che pensano a formare giocatori e NON a vincere le partite”? Mah… Spero che si sia sbagliato il solito cronista, quello che scambia la curva con lo screw.

Altrimenti è una formulazione infelicissima.

Fino a 16 anni perdi le partite (o comunque vieni allenato da qualcuno cui non importa perderle) e studi con un tecnico che bada a correggerti l’appoggio del mignolo sulla mazza fino alla perfezione, poi a 17 anni vinci. Così?

Quindi, tattica gliela insegnamo dall’Under 21 in su? A cosa serve fare un bunt rubare o battere in campo opposto se non pensi a vincere? A fare coreografia?

Lo SCOPO agonistico è il MOTORE del perfezionamento tecnico. L’allenamento è un’attività così faticosa, se ben fatto, che richiede tanta dedizione, da dover INCLUDERE la competizione nel proprio orizzonte (e includerla a scadenza relativamente breve).

Concettualmente assurdo.

Controtendenza con i criteri di formazione in discipline analoghe, dove da decenni si tende invece a legare SUBITO tecnica e competizione, gesto corretto e efficacia decisionale, e casomai a costruire la tecnica SULLA competizione, il processo a partire dall’obiettivo.

Altrimenti la costruzione diventa meccanicistica (input, input, input, prima o poi arriverà l’output ma tu non farci caso. Poi dice che si annoiano… Inoput, outpur, verifica, aggiustamento, nuovi input a livello superiore o revisione degli errori, output, verifica…)

E la “palestra” dell’efficacia decisionale è la competizione. E’ anche il suo laboratorio di verificae certificazione.

Un “accademico” che non competa mai, e quando compete perde sistematicamente, NON è adatto a fare l'”accademico”. Il suo metodo è evidentemente perfetto ma sterile [oh, oops… comincio a capire… ad usum delphini?]

2) “liberalizzazione” dei tecnici nella massima serie.

2/a) Un conto è liberalizzare le qualifiche e lasciare che sia il “mercato” a decidere.
Sacrosanto.

Un tecnico di base con straordinario talento o 40 anni di esperienza può mangiarsi a colazione un “terzo livello costruito in laboratorio”.

Le società rischiano reputazione e denaro, la scelta del tecnico come dei giocatori spetta a loro senza strettoie.

Domanda: perché in A2 soft e A Federale baseball no?

In serie B?

Mah…

2/b) ma qui sembra che si tratti di lasciar allenare in ISL un tecnico di basket (o di niente, o un avvocato, o un astronauta).

Un momento.

Mi hai detto e ripetuto che il cartellino tecnico non riguarda soltanto la competenza specifica, ma l’adesione a un sistema, sia di valori sia didattico sia di orientamento del Movimento.

Significa non solo che sai come si attacca una palla a terra, ma anche come ci si comporta in campo, come si interlocuisce con l’arbitro, e quant’altro. ‘na capa tanta (fino all’assurdo fazioso di “se uno ha il cartellino non può dire che l’addetto stampa è un pirla, perché siamo come un esercito”. Mah… ma l’ho semtita dire, anzi l’ho letta scritta da un illustre Accademico).

E’ così semplice ottenere il cartellino, se “sei del mestiere”, che chiederlo è un gesto di rispetto e di cortesia verso la Federazione e i colleghi, di rispetto delle regole.

“Paghi il biglietto d’ingresso”, e poi discuti, critichi, fai diversamente dagli altri, contribuendo al sistema e al suo rinnovamento.

Gesto che qualcuno non fa, per schifare anche solo i colleghi del suo territorio, al cui giudizio non si “sottomette” (visto, vissuto, incontrato sul campo).

Tutto questo diventa irrilevante?

Da quando? Perché? Come?

Perché a un manager di ISL 20 minuti di colloquio costerebbero troppo?

Qual è il messaggio ai tecnici che questa decisione genera?

2/c) oppure: allora liberalizza tutto (e io sono d’accordo).

Il bravo insegnate di educazione fisica che da 30 anni fa baseball due volte alla settimana a 500 allievi l’anno, deve poter andare in campo e farli giocare in un campionato promozionale,

con la maglia della scuola o del quartiere o pagata da “Mario Rossi Pizzeria”,
senza obblighi di affiliazione, senza impedimenti a affittare un campo a ore, comprando le palline dove meglio crede, senza corsie preferenziali o barriere all’ingresso.

No? Perché?

Perché ci sia un “controllo qualità” sulla didattica?

E sarebbe il CNT che fa “controllo qualità” su laureati in scienze motorie con 30 anni di esperienza, dopo aver abdicato al controllo sui manager di ISL/IBL che notoriamente spesso fanno da “direttore tecnico” anche per le giovanili dettando protocolli e linee-guida?

Mah…

Ci sono altre dieci/dodici implicazioni,

ma spero che sia davvero tutto l’ennesimo fraintendimento di Poltronieri.

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