Scuola: alfabetizzazione o gioco/competizione?

Pomeriggio a scuola (quarte elementari).
Ho il mio bel protocollino di esercizi di alfabetizzazione motoria:
belli, diverteenti, sc-sc-sc-scientifici, modulari, propedeutici e catarifrangenti.
E i passi e la progressione verso il tiro e la palla a terra e la palla al volo e il frisbee e la scaletta…
Ma – e non è la prima volta – dopo 10 minuti decido freddamente che quei bambini/e hanno innanzitutto bisogno di GIOCARE.
I loro piedi storti, gli occhi che faticano a seguire un oggetto,
non hanno bisogno di ORTOPEDIA, ORTOTTICA, ORTICOLTURA CLINICA,
ma innanzitutto dello stimolo (gioco, competizione) a capire che
muoversi importa perché provoca felicità,
sapersi muovere importa perché moltiplica le occasioni di giocare e divertirsi.
Non hanno bisogno di laureati in scienze motorie,
hanno bisogno di bambini che giochino con loro.
E guarda un po’ : non ho dovuto usare il tee.
Lancio da 4/5 metri, dritto, e battono. su una classe di 25, ci sono due o tre K, gli altri incocciano subito.
senza spiegazioni, MOSTRANDO il gesto in una forma semplice ma coerente. dico prima che qualche K ci sarà e che ci sta.
Non hanno bisogno di stampelle,
non hanno bisogno di riabilitazione,
non hanno bisogno dell’ennesima materia che li prepari a vivere…
… hanno bisogno di vivere.
Fate giocare ‘sti ragazzini, mandateli in cortile nelle pause, date manleva all’insegnante, ché se si sbucciano un ginocchio non vada in galera.
Altrimenti tutte le scalette, i coni, e gli esercizi analitici di questo mondo non basteranno.

COMMENTA UN’AMICA:

Sono d’accordissimo! Anch’io, quando vado nelle scuole, li faccio giocare…perchè è quello che chiedono e di cui hanno veramente bisogno! Tutti i bellissimi esercizi di alfabetizzazione motoria e quelli propedeutici al gioco del softball li faccio nei miei allenamenti, ma non nelle scuole

RISPONDO:

Stiamo arrivando alle estreme conseguenze del malinteso provocato dalla pedagogia positivista (e positivista-logica: il demenziale Dewey, adorato in Italia), meccanicista: l’uomo-macchina agisce partendo dagli input che gli dai, parte da un input e svolge un compito secondo schemi. Ma la verità è che l’uomo-organismo, l’uomo-uomo, vivo, che non segue modelli termodinamici, parte dallo SCOPO che si prefigge, e modifica se stesso e i mezzi per arrivarci. Qui abbiamo ormai bambini che NON SANNO CHE VALE LA PENA GIOCARE. Il fatto di non saperlo fare, non gli importa nemmeno più. Sanno rispondere agli input e ai prompt del telefonino, rispettano l’agenda di mammà, e ubbidiscono all’allenatore. A quel punto è inutile dargli “input” dei quali non importa loro NULLA.

 

 

 

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