La “posizione atletica” utilizzata come gesto allenante

Ripartire dalle basi: la posizione atletica (o “posizione elementare”).

L’altro giorno ne sto discutendo con il fisio che mi aiuta a pianificare gli allenamenti, e lui mi butta lì: “secondo me, se come esercizio di preparazione fisica fai TENERE alle tue ragazze la posizione atletica, e ci fai sopra qualche movimento elementare, vanno a casa morte”.

La posizione atletica consiste in: busto eretto, gambe leggermente flesse, piedi paralleli, sguardo dritto in avanti, braccia flesse e mani in avanti a “prendere un oggetto”.

Nulla più nulla meno della posizione di partenza del 90%, appunto, dei gesti sportivi.

E’ una posizione di RIPOSO. Riposo attivo, PRONTO all’azione, ma riposo.

Come fa a essere una posizione ALLENANTE, se è una posizione di equilibrio, di riposo?

Fa, fa…

Se sei abituato a stare seduto a scuola o stravaccato sul divano 16 ore al giorno, e se quando stai in piedi ti appoggi all’indietro (magari reggendo la schiena con le mani sui fianchi, nella posizione della “suocera incavolata”), mantenere la posizione atletica è già un gesto deliberato,
potenzialmente faticoso.

Lo prendo in parola.

Allenamento di ieri:

Niente peso sui talloni, niente piedi a papera o sghembi, niente squat:
per 30 minuti teniamo in modo DELIBERATO la posizione atletica.

Cosa vuol dire “tenerla in modo deliberato”? Stare fermi?

No: prendiamo la posizione, e la rompiamo. Con uno scivolamento, un saltello, raccogliendo la palla a terra e rimettendocela.

L’esercizio con cui ci muoviamo conta poco, quel che conta è che, persa la posizione, devo essere DETERMINATO, devo fare ATTENZIONE, per riprenderla.

E così dalla posizione atletica facciamo scivolamenti, rimbalzi, affondi,
imitiamo i movimenti dell’allenatore che ci fronteggia (lui va alla sua destra destra, noi andiamo alla NOSTRA destra),

poi invece “facciamo specchio” all’istruttore (se avanza avanziamo verso di lui, e vicersa). E con questo, lavoriamo anche sulla coordinazione e sui riflessi.

Alla fine, senza aver mai abbassato il sedere più di 5 centimetri, le gambe sono, come direbbe Forrest Gump, “un po’ stanchine”…

Un’oretta di tiri prese e palle a terra, curando appunto piedi e posizione di partenza, e si va a casa, doccia calda e stretching, bistecchina.

Sovraccarico: zero.

Attrezzi necessari: il suolo e una palla da tenere in mano.

E’ meglio fare in modo approssimativo cose favolose,

o fare in modo determinato, perfezionista, faticoso, cocciuto, spiritoso,

le cose basilari?

Quante palle a terra vengono perse perché il peso è sui talloni?

Quanto aggiunge al POTERE MENTALE di una squadra il fatto che i suoi membri entrino in campo camminando elastici e pronti come lottatori, come marines, come pantere, come baruffanti, e non impacciati e impalati?

[Nelle immagini: la “posizione atletica”]

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