fungare danneggia la tecnica di battuta? oppure…

Buffo allenamento alla battuta oggi.

Un po’ serviva a finire in allegria prima della pausa natalizia,
ma un po’ c’era dietro una “storia” seria.

Qualche anno fa, mi trovo a un clinic per hitting coach. Ciascuno con il suo “caso clinico” da presentare, un’atleta su cui ha lavorato, eccetera.

Tizio arriva con una ragazza benissimo impostata, gesto perfetto, sembrava un video didattico. Tutte le sue cosine a posto, dita unghie gomiti capelli naso punta del piede. Mani dentro, tutto come spiegato su internet.

Il guru che teneva il clinic chiede: “vabbe’, ma allora cosa siete qui a fare? E’ tutto perfetto”.

“E’ perfetto, ma… in partita non batte. O meglio: batte, ma non spaventa la difesa, non buca, non crea caos, la palla non pesa, ditela come volete”.

Risposta, molto interessante, del guru: “prova a farla fungare”, “a farla battere come un dominicano che gioca a slowpitch”.

[Eresia! Un po’ di anni fa, a me giocatore qualche coach disse che “fungare avrebbe guastato il mio stile di battuta”. Il risultato è che ho poi imparato a fungare a quasi 50 anni…]

E mette la ragazza a girare la mazza in assoluta scioltezza, con una mazza leggera, su una palla alzata comodamente al punto giusto per cacciarla fuoricampo, e senza stress da “giro corto”, e senza stare a pensare al lancio, e senza preoccuparsi di metterla in campo opposto: un bello swing largo, caricando con calma, “camminando” nella palla, pensando alla rete di fondocampo.

Insomma, stile da partita di slowpitch.

E via cinque, dieci, venti swing così, senza pensare troppo al gomito al mignolo al ginocchio e senza assillarla…

Poi daccapo a girare in modo normale.

E la ragazza sventola con un pochino più di allegria, più forza, più ritrmo, più coordinazione, e soprattutto apparentemente più voglia di cacciarla fuori.

E allora noi, oggi, dopo un’ora di “circuito” dedicato alla tecnica (sempre il lavoro sulla gamba destra e sui fianchi degli ultimi allenamenti)…

… gara di “slowpitch” a chi la cacciava più forte, “non importa” con quale gesto.

Senza correzioni, senza interferenze dell’allenatore, senza preoccupazioni “estetiche”.

Unico obiettivo: chi caccia il proiettile più veloce.

Certo: con quelle sventolate, una dritta come si deve o un drop non li batteremmo di sicuro.

Slowpitch è slowpitch, fungare è fungare, la partita è un’altra cosa. Allargati un pelino, e il pitcher ti castiga.

Ma:

1) ci siamo fatti delle risate, che dopo tre mesi di allenamento senza sosta ci stanno anche.

2) ho sentito dei bei rumori di mazza sulla palla.

3) abbiamo visto quali parti del gesto devono essere necessariamente rigorose, quali sono invece libere, e quali sono in una zona grigia,

la più interessante,

quella in cui prendersi qualche “libertà”.

Per “rimetterti nei binari”, un coach pignolo e asfissiante si trova sempre. Il contrario, non è così facile.

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