Lo sport prepara alla vita, non viceversa. Fermiamoci a pensarci un attimo

E’ una email privata, e non era diretta a lui, ma credo che possa interessare, oggi, a un collega, e magari fargli del bene leggerla, e quindi la ripubblico qui.

Si discuteva di cosa sia un allenatore, e qualcuno ha detto:

* è semplicemente un essere umano. Imperfetto e umano.

E sarebbe meglio non dimenticarselo.

Allo stesso modo in cui sono umani, imperfetti, giocatori, giocatrici, tutte le parti in causa.

Lo sport è una metafora della vita, non viceversa.

E’ la vita che è davvero dura, non lo sport.

Leggiamo e scriviamo tanti slogan “motivazionali” sul fatto che gli atleti (e i loro allenatori) sono eroi, spaccano tutto, sovrastano oggi avversità, superano ogni dolore, trasformano in opportunità ogni sconfitta,

che rischiamo di dimenticare che non è vero, anzi:

l’atleta che oggi in campo dovrebbe comportarsi in modo sovrumano forse a casa ha un genitore malato di cancro, una sorellina down,

l’allenatore che deve convincere la sua squadra che tutto ha una soluzione,

forse è stato piantato stamattina dalla moglie, o è un veterano visitato dai ricordi, o fatica a star dietro al mutuo.

Lo sport è preparazione alla vita, non viceversa.

E se proprio vogliamo parlare di capacità superiori alla media che l’atleta e l’allenatore possiedono, cominciamo da questa:

dalla capacità di capire che accadono cose, tra la fine di questo allenamento e l’inizio del prossimo,

passano cose per la testa, all’atleta e all’allenatore,

in confronto alle quali “lanciare il cuore oltre l’ostacolo” in senso sportivo è come bere un bicchier d’acqua.

Sì, lo so, è il contrario di quel che ci diciamo normalmente.

Che fuori dal campo siamo gente come gli altri (noi, e gli atleti), e che in campo invece ci trasfiguriamo in semidei.

Un cazzo: l’eroismo in campo è simbolico,

è appena appena simbolico, delle sconfitte, vittorie, lotte, fatiche, drammi della vita reale.

Dice: ma non puoi concluderla in modo positivo, costruttivo?

Sì, ecco:

preferisco un atleta, e un allenatore, che abbia vissuto anche fuori dal campo, abbastanza da diventare qualcuno, qualcosa.

Babe Ruth diceva: “lo sport non costruisce il carattere, lo rivela”

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