Una giornata NO nel Cielo delle Competenze Angelicate

Classe indisciplinata, disorientata, con almeno tre ragazzi seriamente abulici.

La maggioranza gioca, si diverte, ma c’è qualcosa che “non quadra”.

Assegno dei numeri ai ragazzi, poi chiedo che si organizzino da soli in file per un gioco, usando i numeri come riferimento ma poi dividendosi i compiti: due gruppi si formano, con qualche buco, altri due gruppi vagano,

aspettando che qualcuno vada lì e con la forza li metta in riga. Aspetto a farlo. Aspetto che ci provino, poi che ci provi la maestra.

Prima di imporre un ordine, aspetto di vedere se la classe (che di per sé è un gruppo già strutturato, che trascorre insieme sette ore al giorno, non i 45 minuti la settimana con me) ha un PROPRIO ordine, una propria logica.

Ma non arriva. Faccio un richiamo, due, cambio gioco, cambio ritmo, e a ogni passaggio guardo la maestra.

Cazzi suoi, seduta in disparte, non parla, non interviene, non è visibile né udibile.

Concludo la lezione salutando e intanto pensando a come intervenire prima della prossima, vengo interrotto dalla maestra che in disparte sta cazziando di brutto UN ragazzino.

Perché il ragazzino ha finalmente fatto qualcosa di FACILMENTE identificabile come “sbagliato”.

Ha dato dell'”albanese”, in tono sprezzante, a un compagno.

Ah, ecco, finalmente abbiamo identificato IL problema. Abbiamo trovato UNA cosa facilmente identificabile come sbagliata, una persona sbagliata, dopo aver ignorato per 45 minuti una LOGICA sbagliata o peggio assente.

Un’assenza di obiettivi, di trasmissione dell’idea che obiettivi esistono, che esiste un SCOPO di quel che si sta facendo sette ore al giorno lì dentro.

Che questi obiettivi non sono astratti o metodologggggici, ma si traducono in concrete cose da fare, dire, sentire, imparare, scrivere, disegnare, sfogliare, toccare.

E che gli esempi concreti (addizione, frase subordinata, carta geografica del Molise o palla da softball che siano) non sono pezzi di realtà buttati lì a caso, scelti a caso, ma evocano una logica.

L’astratto nel concreto, il concreto nell’astratto.

La palla rimbalza, e insegna disciplina e attenzione sennò arriva sul muso. Non esiste la “Disciplina” astratta, esiste la disciplina del fare attenzione a ciò che devi fare per affrontare la realtà.

Ma se il movimento serve a “scrivere sul registro che abbiamo fatto un’ora di movimento” perché tale è la dose prescritta dal Metodo,

e se “calcolare” è una facoltà astratta che va insegnata perché il metodo prescrive un 35% di Calcolo nelle competenze richieste a un alunno,

allora perché stupirsi se durante l’ora di educazione fiisca l’insegnante (30 anni, non 80) sta seduta,

e se per insegnare la legge di Newton si usa come esempio un gesto di teppismo omicida?

La Realtà non esiste, non è coerente, non c’è una Vita cui prepararsi usando contemporaneamente in modo integrato diverse branche del sapere.

Esistono pezzi sparsi, a metterli insieme ci penserà il Metodo.

Intanto imparate la morale alla prima ora, separata dalla matematica alla seconda ora, i rimbalzi della palla separati dai numeri e separati dall’atteggiamento di concentrazione e attenzione.

Benvenuti alla quarta generazione di Nuova Scuola.

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