Charlie Brown, il baseball, e il marketing (o marchétting, a seconda dei casi)

Dopo Allevi che dice che “Beethoven non aveva ritmo”,  e Muccino che chiama Pasolini “regista dilettante”,

mi mancava solo sentire qualcuno paragonarsi al creatore di Snoopy e Charlie Brown.

E’ una questione di numeri.

Numeri.

Non solo di “dare i numeri” (problema che, palesemente, c’è), cioè di difficoltá concettuale e pratica a correlare le idee con una realtà misurabile.

Ma “numeri” nel senso che c’è un motivo se i Peanuts vendevano milioni di copie nei 5 continenti e quindi, DOPO, dopo che avevano propagandato se stessi, hanno ANCHE propagandato il baseball.

C’è un motivo se tre generazioni di intellettuali e professionisti italiani si sono pavoneggiate per 30 anni lasciando nella sala d’aspetto una rivista che si chiamava “Linus”.

Qualità porta numeri,

numeri conferiscono status di “prodotto culturale popolare”,

e in feedback sanciscono, certo, la qualità. L’abbiamo scoperto adesso, che i mass media sono MASS media?!? Cioè, che funzionano soltanto a livello di massa, con numeri di massa? Che soltanto la diffusuione di massa dà alle icone pop la loro capacità di penetrazione?

Avete provato a leggere “Linus” negli ultimi anni? Avete visto cosa pubblica? E sapete quanta gente lo legge? Dodici persone.

Se pubblico Peanuts e BC, creo un seguito di MASSA al quale può appoggiarsi uno snobismo intellettuale. Se invece pubblico “la bambina filosofica” [vi giuro, esiste un fumetto che si chiama così, spaventoso. Orrido graficamente e pretenzioso ma fiacco intellettualmente], non mi legge né la massa né le élite! Chi MAI farebbe trainare il proprio prodotto da “la bambina filosofica”?

Dirmi che un fumetto autopubblicato, che [cito] “non arriva nemmeno a vendere se stesso in libreria” perché la qualità quella è, abbia la stessa funzione sociale dei Peanuts…

Peanuts fu prima un successo editoriale, poi un franchising globale [fumetto+poster+gadget+magliette+cento forme di iconografia], INFINE contribuì a trainare, “alla periferia dell’Impero”, ANCHE il baseball.

Vogliamo dire che QUESTA è la dinamica che stiamo replicando in Italia? “Ciclostilando” [“be’… fate fotocopie”…] i fumetti scritti da Giuseppina Miacugina?!?

E se per di più me lo dice un “esperto di marketing” in una sede ufficiale…
Allora abbiamo un problema.

[Dice “un problema? solo uno? Fortunati voi…”]

[Poscritto: cos’è una “sede ufficiale”? E’ quella sede in cui, se fai una domanda, per esempio chiedendo come mai, se l’Imperatore ha vestiti così belli, gli si veda il culo nudo, la risposta è “non è questa la sede per discuterne”.

La “sede ufficiale”, quindi, può definirsi come “quella sede che non è mai questa la sede”].

Infine: tutto va bene, tutto aiuta, “tutto fa brodo”, tutto contribuisce. Per carità.

Ma quando hai 4 ore a disposizione per formare i tecnici addetti alla promozione scolastica, non ne butti via tre a parlare di fumetti.

Quando hai davanti la stagione dei reclutamenti, ti sbrighi a far produrre il materiale da distribuire alle scuole per giocare, non ti presenti a dire “fate fotocopie dei fumetti” quando sai che non sei riuscito a organizzare il programma Little League.

E se non sai cosa dire, taci. Non presentarti nemmeno a parlare.

Esiste fra i sentimenti umani la vergogna, usiamola qualche volta.

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