E se il problema non fosse il calcio “plebeo”?

Ci vorranno DECENNI perché gli insegnanti (di Italiano, matematica, geografia, sostegno, rinforzo, rincalzo, potenziamento ecc. ),

cresciuti con l’idea che fare ginnastica fosse “fascista”, lo sport “competitivo, commerciale e violento” [sotto il presupposto che commercio e competizione siano di per sé negativi, ovviamente…], al punto da rendere la Scuola “nemica” dello Sport,

poi parzialmente convertiti a una vaga tolleranza per la palestra “grazie” a discipline psicomotopedofisiosociostreccioludiche, ma ancora saldamente seduti su una sedia mentre i bambini stramazzavano di noia fra coni e ostacolini,

poi infine travolti e disorientati da una maleducazione che chiamano “calcistica” e “televisiva” ma che deve molto all’incapacità di opporre altro che ideologia alle “spinte egoiste e materialiste della società”,

dicevo, ci vorranno decenni perché questi insegnanti cresciuti a torte in cielo reimparino a usare il gioco e lo sport come strumento di educazione civica.

Un bambino piange in silenzio, per pochi secondi, perché in una partitella scolastica ha perso facendo un errore madornale.

Be’… ci sta. Il dispiacere ci sta. Se dura un attimo, se basta una pacca sulla spalla per rincuorarlo, se un “dai campione ci riprovi domani” lo rimette in piedi, una lacrima e una soffiata di naso mostrano solo che gli importa, che si è assunto una responsabilitá, che gioca ma non scherza, che ci mette il cuore.

Invece, una intera squadra che, sempre in ambito scolastico, perde, non piange, ma si LAMENTA (degli avversari del pubblico dell’arbitro degli insegnanti)… uhm… e si lamenta… e dopo dieci giorni ancora si sta lamentando…

Ecco, se questi ultimi ricevono complicitá dal loro insegnante…

… allora la scuola non è una “cittadella assediata”, un’isola felice in un mondo di bruti.

Ha fatto propri i “disvalori” che attribuisce a calcio, televisione, famiglie.

E il mio ruolo, da allenatore di uno sport “alternativo al calcio”, “minore”, quale sarebbe:

fornire a quell’insegnante un alibi?

Farlo sentire “differente”, elitario, speciale, perché i suoi ragazzi e ragazze non praticano “lo sport delle masse ignoranti”…  mentre però coccola i suoi “fenomeni” e pensa come un tifoso durante una partita Roma-Napoli?

Il baseball e il softball sì, sono sport più complicati e completi del calcio. Sì, hanno un maggiore contenuto tattico e coordinativo, sì, hanno regole ferree che costringono alla disciplina e quindi inducono a essere astuti, non “furbi”. Sì, sono sport molto veloci che costringono a decidere rapidamente e QUINDI da soli, senza “annusare l’aria intorno” e senza potersi defilare. Quindi promuovono la responsabilità, l’affidabilità.

E sono sport TROPPO COMPLICATI PER IMBROGLIARE. In duecento anni, solo DUE scandali hanno visto giocatori di baseball/softball colpiti da scandali legati al risultato di partite. Ma entrambi [Black Sox e Pete Rose] avevano scommesso sulla vittoria della propria squadra. Illegale, immorale, ma non antisportivo. E’ IMPOSSIBILE “vendere” una partita di softball. Troppe le variabili imprevedibili. Troppo grande il ruolo di fattori marginali, eccezionali, improvvisi. Impossibile compromettere UNA decisione dell’arbitro senza far inceppare TUTTO il meccanismo della partita. Un cattivo arbitro può falsare una partita? Sì. Può deciderne il risultato? No. Una intera squadra può decidere di perdere? No. Se l’avversario è bravo, no.

Quindi sì, il softball insegna a giocare senza nemmeno aver bisogno che il regolamento preveda le parole “fallo” o “punizione” [“fallo” nel softball è battere una palla senza riuscire a farla cadere nel campo buono. E’ un errore tecnico materiale, che si “pumisce” da sé. Non una scorrettezza].

Ma da solo, un regolamento non promuove AUTOMATICAMENTE proprio niente. Da soli, una mazzo e un guanto non insegnano nulla.  Ci vuole un contesto, una logica, un insegnante, un coach, giocatori, che rispettino l’ANIMA del gioco.

 

Alla prossima lezione li faccio giocare a pallone, guarda un po’!

Alé, oh oh!!!  Alé, oh oh!!!

 

 

 

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