In memoria di un grande insegnante

Il tempo vola. E’ passato un anno, oggi, dalla morte del prof. Giorgio Israel. Amico e maestro, uno dei maggiori epistemologi italiani, e un uomo dalla schiena dritta.

Insegnava matematica, anche se la sua cattedra universitaria pretendeva che “insegnasse insegnamento della matematica”.

E’ stato infatti il più brillante e chiaro oppositore, in Italia, della pretesa di fare della metodologia una materia a sé stante, astratta (al punto che il Mondo si è riempito di “metodologi” che non sanno nulla di nessuna materia, ma spiegano a tutti come insegnare quel che sanno. Convinti di sapere tutto, in realtà conoscono solo alcuni rudimenti di UNA scuola psicologica, la più meccanicistica e datata. Convinti di poter giudicare il sapere degli specialisti, hanno in realtà abbassato la loro disciplina a un livello di poco superiore a quello dei “meme” motivazionali su facebook).

Ha difeso l’idea, umanistica e scientifica, che le materie abbiano una propria specificità, un contenuto, che conforma anche il modo di insegnarle.

La forma segue la funzione. La forma si adegua al contenuto. La forma, il veicolo, non esiste senza il passeggero e la sua destinazione.

Ha difeso l’idea che la matematica fosse il miglior insegnamento della matematica. Che la matematica FOSSE il suo insegnamento: un modo di pensare, un modo di apprendere, di modificare le proprie idee. UN modo, non IL modo.

Perché la mente umana è complessa, varia, arriva a risolvere problemi in modi differenti.

E quindi materie differenti (e parziali, nessuna potendo pretendere di diventare LA materia che unifica e “assoggetta” tutte le altre) coesistono, metodi differenti coesistono e cooperano, ancorati e legittimati dal CONTENUTO della disciplina che insegnano.

Giorgio Israel era, per essere un matematico e uno scienziato, uno dei più appassionati difensori delle materie umanistiche. Mai pretendendo che una delle due potesse imporsi all’altra come modello.

Matematici competenti e appassionati fanno innamorare della matematica i loro studenti. Latinisti che “sognano in Latino” trasmettono quantomeno ai loro allievi, se non sempre il Latino, certamente l’idea che sia possibile AMARE un sapere, un libro. Un allenatore, uno stratega, un ingegnere possono far percepire agli allievi che calcolare, giocare, concepire stratagemmi, costruire, sono attività degne. E che la fatica che si prova a pensare queste discipline è un PIACERE. Questa è DI PER SE’ educazione (imparare a amare il sapere). E lo fanno in modi differenti.

Questo approccio lascia buchi, ambiguità, lacune, disequilibri, ritardi, anticipi…

… non standardizza l’educazione…

… ma fa funzionare la mente nel modo in cui è fatta per funzionare.

La pessima prova che sta dando di sé la pedagogia standardizzata, metalinguistica,
l’analfabetismo scientifico e umanistico di massa che sta producendo,
l’odio per lo studio e la lettura che sta producendo,
il disagio che attanaglia la Scuola,
l’angoscia che studenti e famiglie confessano davanti alle mega-verifiche nazionali fatte con moduli a crocette,

sarebbero argomenti più che sufficienti per provare quantomeno a indagare strade differenti, come quella suggerita dal prof. Giorgio Israel (lo si cita sempre per nome, per distinguerlo dall’altrettanto brillante padre, altro insegnante straordinario).

Se poi però uno volesse anche verificare se può essere convincente IN POSITIVO, può provare a cominciare a leggere “Chi sono i nemici della Scienza?”.

Il suo libro forse più divulgativo e accessibile.

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