Camp “softball e giochi da cortile” 2016

Qualche immagine e due commenti alla fine della seconda e ultima settimana del camp “Softball, Baseball e Giochi da Cortile 2016” a Nova Milanese.

38 ragazze e ragazzi in campo e in palestra hanno giocato e lavorato nove ore al giorno per sei giorni alla settimana, hanno saltato intorno agli spruzzatori e hanno giocato partitone di tre ore, hanno pasticciato e oziato e hanno preso palle a terra per due ore filate, hanno piagnucolato capricciosi e si sono fatti le vesciche sulle mani con il tiro alla fune o con la mazza in mano.

Se si siano divertiti e appassionati, spetta a loro e ai loro genitori giudicarlo, non a noi.

Noi possiamo dire che sono cresciuti nel gioco, nel nostro sport e negli atteggiamenti, in qualche caso in modo sorprendente.

Noi abbiamo posto un’enfasi infinita sulle “piccole cose”, su alcuni dettagli che abbiamo preso come “unità di misura”:

stare in piedi, dritti e comodi, sempre. Prima è stato una regola inflessibile e autoritaria, poi è venuto il dottore a spiegarci cosa significa fisicamente, poi man mano è diventato un gesto consapevole;

giocare – alternando sport e baraonda, bandiera e scacchi, partita di softball e “uno”: all’inizio sembrava banale dire a ragazzini/e “vediamo se sapete giocare”, poi man mano abbiamo scoperto che giocare significa anche amare l’avversario che attacchi con grinta, sopportare la sfortuna, rispettare le regole perché chi è onesto verso la realtà pensa più rapidamente e gioca meglio e vince, e chi bara di solito è impacciato;

imparare a scegliere per la squadra “i miei amici”, poi, più cinicamente, a fare una squadra per vincere, poi scoprire che le due cose non sono poi molto differenti, perché una squadra è anche un gruppo che sta bene insieme, si aiuta, si perdona gli errori, si rispetta;

guardare le cose, chiamare le situazioni con il loro nome: “guardare con i piedi”, rivolgere il corpo verso l’avversario o la palla invece di guardarlo di sguincio. Prima era una questione di buona educazione imposta dall’allenatore a ragazzi/e ragazze abituati a stravaccarsi e a “girare intorno” ai problemi, poi man mano abbiamo capito che la mente e gli occhi sono stati costruiti per funzionare in armonia con le mani, il corpo, i piedi – e che i gesti della “buona educazione” nascono dall’anatomia e dalla fisica, che chi “guarda sempre storto” (fisicamente e psicologicamente), o “gira intorno” alle cose, non vede, letteralmente, quel che accade, non può agire, non è padrone del proprio mondo e di se stesso;

stancarsi e riposare, rompere e aggiustare, romperSI e imparare a curarsi, avere caldo da diventar scemi e bagnarsi di pioggia, essere esclusi dal gioco e rientrare: giocare è ALTERNARE situazioni opposte, bilanciarle, paragonarle, decidere quale mi piace e quale mi renderà felice;

vedere i propri limiti di “imbranato”… e poi scoprire che c’è chi lotta da una vita contro disabilità gravissime e riesce a fare sport ridendo e divertendosi.

Ripeto: tutto questo ha anche divertito? Reso allegra l’estate? Lo sa chi ha partecipato. Lo sapremo quando lo rivedremo al campo o a una prossima iniziativa.

Infine:

grazie al dott. Luca Mascher e allo staff dell’Associazione Baseball per Ciechi per due giornate speciali,

grazie a Brian di Wilson/DeMarini per il materiale e il sostegno,

grazie a Antonello e Flavia per la mensa,

grazie a Alessandro e Disna per il decoro e l’efficienza degli spogliatoi,

grazie a Giusy per l’eco che ha dato alla nostra iniziativa prima e durante.

Un grazie anche a noi, che ci divertiamo così.

Oggi recupero di sonno, da domani (lunedì) il campo riapre tutti i giorni dalle 17: accesso libero e gratuito per tutti, dai 3 ai 12 anni, allenamenti di squadra martedì giovedì e sabato, gioco libero e allenamenti personali gli altri giorni.

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