Forza di volontà, New York e le Piramidi

Si chiude testa-a-testa la doppia sfida fra Nova e Saronno, con una partita vinta a testa (11 a 10 per il Softball Nova una partita, 16 a 13 per Saronno l’altra).

Giornata di sbalzi di temperatura, di umore e di livello di gioco.

Cominciata pigra e pasticciona sotto una pioggerellina fastidiosa, finita con un sorpasso d’orgoglio al quinto inning sotto un sole estivo.

Cominciata con i giocatori che arrivano alla spicciolata o addirittura in ritardo al raduno, finita con la festa per la prodezza dell’ultima ripresa. Passando per un “cazziatone” che ha spostato qualche nuvola.

Il primo inning della giornata continua a trovare ragazze e ragazzi novesi semiaddormentati, mentre le fasi finali sono sempre più aggressive e vivaci.

Ma in un gioco così veloce, partire con dieci minuti di ritardo è fatale. Giochi sotto di quattro punti, e rimontare quattro punti in un’ora è miracoloso, o impossibile.

Perché non fare uno sforzo in più, e evitare di vivere di miracoli?

E allora a fine giornata il coach spiega, con una “favoletta”, che non è lui a poter sempre “suonare la sveglia” (anche se la voce non gli manca, se proprio ci è costretto).

Non può essere la voce di un istruttore a aprirmi gli occhi e le orecchie, a farmi correre, a farmi tirar fuori il meglio.

Non solo “non è giusto”: non è proprio possibile.

Intanto: nel tempo che ci mette un ordine a essere emesso, ricevuto, accettato, eseguito, l’avversario ha già corso una base in più.

Ma poi: siamo esseri umani, non robot o schiavi.

Agiamo meglio quando agiamo di nostra volontà, per noi stessi, per la nostra soddisfazione.

I segnali e gli ordini del coach sono soltanto una GUIDA provvisoria verso ciò che davvero deve guidare un giocatore: la percezione diretta del gioco, la capacità di guardare in faccia la palla e i problemi, di valutare da solo le sue forze e i suoi limiti (e quindi rispettare quelli dei compagni e degli avversari).

“Guarda la palla” non è il comando di un “padrone”: è “la voce della realtà”.

La palla è lì, sia che tu la guardi o no. Ti dico che c’è, e che guardarla in faccia è la strada più diretta per vincere. Distogliere lo sguardo non abolirà la palla, semplicemente te la farà arrivare sulla zucca.

L’allenatore PRESTA la sua voce alla realtà.

Ti dice semplicemente (“vai!” “torna!” “aspetta!” “Spostati due metri!” “mani dietro!”) quel che non hai ancora imparato a guardare da solo.

Ma imparerai davvero a giocare quando, quegli “ordini”, avrai imparato a darteli da solo.

Ci vuole tempo, e esperienza. Nessuna fretta.

Non ascoltarli, però, significa non guardare e non ascoltare la realtà. E da questo punto di partenza, dalla pigrizia, dalla ricerca di scuse, dalla fuga, non può nascere una vittoria. Né un grande carattere.

Si ubbidisce all’allenatore per imparare a ubbidire alla realtà, e si ubbidisce alla realtà per imparare a comandarla. A modificare il Mondo che mi circonda.

Non è gerarchia, è insegnamento. E’ un “aiuto a guardare”.

Ma IO devo guardare. Nessun altro può farlo al posto mio.

Nessuno può essere “telecomandato”.

E allora la “favoletta” è questa: antiche civiltà fondate sul lavoro umiliante degli schiavi, che si muovevano soltanto sotto le grida dei loro dispotici padroni, hanno impiegato secoli per costruire dei grossi monumenti di sassi, utilizzati solo dai padroni stessi come monumento, e sono poi scomparse. Il Pianeta è pieno di piramidi abbandonate, mangiate dalla vegetazione.

Una città come New York, che non ha mai conosciuto la schiavitù, abitata da gente che decide con la propria testa, che ha imparato a “darsi ordini da sola”, è stata costruita in un quarto del tempo che ci era voluto per le Piramidi, è viva, continua a costruirsi e ricostruirsi, e i suoi grattacieli contengono ricchezze che nessun Faraone o Imperatore azteco si sarebbe mai sognato di poter accumulare.

Inutile aggiungere che il softball arriva dalle grandi città del Nordamerica, non da qualche giungla cosparsa di ruderi.

La preparazione continua, la crescita continua,

ma l'”allenamento dell’attenzione alla realtà”, della responsabilità, della capacità di “ubbidire per imparare a comandare se stessi” l’allenamento della capacità di usare gli occhi, di aprirsi ai segnali del Mondo esterno, e di non ascoltare solo le mie paure e paturnie, resta la priorità.

 

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