Aquiloni a Locatelli Beach

Cosa c’entrano con il softball gli aquiloni? Tantissimo!

Prima di tutto è il 29 luglio, e un po’ di “aria di spiaggia”, chi resta in città e viene al campo a allenarsi se la merita.

Poi: l’aquilone è bello, vola, e a noi le cose belle che volano piacciono. E poi, per usare le parole di Dante Alighieri, “fatti non foste per viver come bruti / ma per inventare giochi e far casino”.

Poi: far volare l’aquilone richiede GAMBE per correre, MANI VELOCI e SENSIBILI che sentono quando contrarre e quando allentare la presa, e che raccolgono velocemente il filo. Richiede OCCHIO per seguire i movimenti delle ali e capire come spostarsi. Richiede capacità di correre guardando un oggetto che si muove in cielo, come quando prendo una palla al volo.

E poi richiede capacità di divertirsi a affrontare una cosa nuova, che all’inizio non so fare, senza scoraggiarmi. Nascosto dietro la frustrazione c’è il trionfo, il divertimento, il piacere di essere padrone di me e della mia giornata.

E poi far volare un aquilone mi fa fare amicizia con il vento e con le nuvole. Che sono i precursori della pioggia. E senza capire le nuvole e la pioggia, come si fa a fare un intero campionato di softball?

E poi, per chi vuole farla complicata, capire come l’aquilone prende il vento insegna a capire come funziona l’ala di un uccello o di un aereo,

e quindi capire a cosa serva “far girare la palla” quando tiro o quando lancio [perché ieri, oltre a aquiloni e beach softball, abbiamo avuto anche un’altra bella dose di lavoro sui lanciatori. Aquiloni sì, ma non siamo mica qua a pettinare le bambole, eh?]

Girando, la palla “diventa” un’ALA. Se la palla gira verso di me SALIRA’ mentre vola, o volerà più forte e più lontano (quando tiro con la mano alta) se gira via da me tenderà a cadere improvvisamente alla fine del volo, diventando difficile da colpire (quando lancio sottomano al battitore).

Fisica, divertimento, corsa, fiato, occhio, ostinazione…

… gli ingredienti di un allenamento.

Poi se qualcun altro vuole far fare agli atleti/e solo flessioni e palleggi anche in Agosto, avrà ragione lui.

Ah, poi, dimenticavo: spiegando ai giocatori come tenere a lungo in volo l’aquilone, abbiamo scoperto anche quanto ingannevole sia il mito di Icaro, che si continua a insegnare nelle Scuole.

La saggezza popolare crede che “gli aerei precipitano perché volano troppo in alto”, e da quella metafora ricava l’idea che “chi ha ambizioni troppo alte corre maggiori rischi di fallimento”, e che sia meglio “volare basso”.

In realtà, abbiamo scoperto che più alto vola l’aquilone, meno diventa importante un piccolo rallentamento. Da quell’altezza c’è tempo per manovrare e recuperare, prima di toccare terra.

Chi vola rasoterra, è spacciato in pochi decimi di secondo. Chi vola alto può avere interi minuti per pensare e manovrare. I piloti dicono che “l’altezza è un’assicurazione sulla vita”

E così anche, fuori di metafora, chi coltiva un progetto, una carriera, chi intraprende una strada in cui dovrà lavorare o imparare: più grande è il tuo progetto, più è difficile, più i piccoli ostacoli e le piccole difficoltà diventano irrilevanti.

L’atleta olimpico (anche in erba. Anche se ha 4 anni) non viene fermato da un raffreddore o da un momento di scoramento o ad un infortunio. Per il mediocre basta una nuvola o uno starnuto per mollare tutto. E più molli, più mollerai.

 

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