Scimmie, filosofi e gesto del tiro

Uno dei più grandi pensatori del Novecento, Elias Canetti, Nobel nel 1981, quasi un secolo fa dedicò due capitoli di una delle sue opere più grandiose al gesto di PRENDERE con la mano [“Afferrare e Incorporare” e “La mano”, nel libro “Gli Organi del Potere” in “Massa e Potere”].

Raccontò e spiegò quanto importante questo gesto fosse stato nell’evoluzione dell’Uomo, e dei rapporti fra gli Umani.

“Prendere” ci ha portati a “comprendere”, “afferrare”, ma anche a “controllare”. E a “perdere il controllo”, a “lasciar andare”.

A “possedere” ma anche a “dare”.

Una delle pagine più dense è quella in cui spiega come il gesto di “prendere e rilanciare” (che è al centro del nostro sport) sia nato dai gesti che erano necessari, ai nostri lontanissimi antenati, per arrampicarsi sugli alberi e saltare da un ramo all’altro:

le mani afferrano un ramo, dando sicurezza, poi una deve staccarsi perché un altro ramo possa essere afferrato.

Per ottenere qualcosa di nuovo, devo staccarmi da qualcosa di vecchio che avevo già.

Per avere qualcosa devo perdere qualcosa.

Per ricevere devo lasciare, devo dare.

E poi: mani e piedi lavorano insieme. Uniti, separati.

Fisicamente, il gesto avviene lateralmente, come abbiamo imparato a fare lanciando e tirando.

Gli schemi motori che portarono al lancio e del tiro sono alla base della nostra discesa dagli alberi e della nascita degli scambi, delle mani che danno e ricevono.

Ciascuno ne tragga le conclusioni che crede opportune.

Sì, ci pensi anche Lei, maestrino, che recentemente ha spiegato ai nostri allenatori (e all’intera platea dei nuovi tecnici lombardi) che “la tecnica non c’entra con la filosofia”. Caro mio, quando i metodologi e gli psicologi ancora raccoglievano bacche cercando di sfuggire ai dinosauri (più o meno Scimmia_tiro_spallieraCIMG0226 ), i filosofi, i poeti e i giocatori di softball già ragionavano sui gesti umani, e davanti a ogni dettaglio si chiedevano “perché?”, “perché così?”, “cosa c’entra con i gesti della vita questo gesto sportivo?”, e quindi “che valore educativo ha?”. “Quanto c’entrano le mie mani con il mio cervello, anzi con le funzioni più avanzate del mio cervello?”.

Altro che “automatismi”: i gesti dello sport sono gesti sui quali l’Umanità ha RAGIONATO per milioni di anni.

E quindi si insegnano e si allenano RAGIONANDOCI, non solo “ripetendo per creare automatismi”. E se non sai PERCHE’… non puoi far ragionare.

Canetti, fra altri, ha anticipato di quasi mezzo secolo le acquisizioni recenti delle neuroscienze, che attribuiscono sempre maggiore importanza alla COGNIZIONE nella costruzione dei gesti sportivi, e sempre meno pensano al corpo umano e al sistema mervoso come a una “macchina che ripete” o che “reagisce a stimoli”.

Quando si tratta di scienza, un week-end di seminario per sentire idee nuove è divertente. Leggere libri, e capire davvero le scoperte, è meglio.

Intanto noi, “scimmie” del softball, bestie ignoranti che giocano con le mani basse a terra, dal libro di Canetti abbiamo ricavato, sia per le giocatrici più “esperte” sia per i “minions” di 5 anni che a malapena cominciano a capire di avere il pollice opponibile, qualche buffo adattamento di un tradizionale esercizio alle spalliere.

[Altri video nei commenti]

State sintonizzati: la prossima settimana parleremo di: “Heisenberg, gli errori di tiro e un gorilla che mangia il gelato”

 

 

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