Allacciarsi le scarpe vs slacciare il guanto

Regali di natale, scarpe e nodi

La bambina viene a giocare a softball da qualche settimana, si è subito entusiasmata, e la mamma mi dice che per Natale vuole in regalo il guanto,

chiede un consiglio per l’acquisto.

Risposta: lascia perdere il guanto, ché glielo presta la squadra.

Comprale invece un paio di scarpe con i lacci. Al posto di quelle con il velcro.

Sì, perché succede questa cosa molto strana:

nella marcia inesorabile, generazione dopo generazione, anzi ormai visibile anno dopo anno, verso il “rimbambinimento” dei nostri bambini,

il gesto di allacciarsi le scarpe, che ai tempi di Maria Montessori era considerato decisivo, acquisito, per un bambino di 6 anni,

oggi è patrimonio di meno di metà dei bambini di 9/10 anni.

Una rapida ricognizione nelle scuole dove opero mi ha mostrato che in Quarta/Quinta elementare solo metà dei bambini/e usa scarpe con lacci in palestra [escludo quindi dalla statistica eventuali sandali o simili delle ragazze], l’altra metà usa l’onnipresente velcro.

Di coloro che usano scarpe con lacci, non tutti sono in grado di fare e disfare i nodi da soli.

Talvolta, se possono, sfilano la scarpa senza sciogliere i lacci e cercano di reinfilarla allo stesso modo: esercizio ottimo per demolire le caviglie, ma non troppo per esercitare le dita.

Intravedo già qualche caso di scarpa CON VELCRO che NON viene slacciata, sfilandola e infilandola “a mocassino”: quindi c’è già un “peggio” pronto per la prossima generazione.

E fin qui, ci sarebbe solo da brontolare che “ah, signora mia, UNA VOLTA…”.

Una volta, quando i bambini sapevano mungere una mucca o tirare sassate sui vetri, sapevano anche allacciarsi le scarpe da soli ben prima delle soglie della Scuola Media (studiare Inglese o Latino prima di sapersi allacciare le scarpe? A me, sembra un po’ difficile).

Spero che non sfugga a nessuno che il gesto dell’allacciare è essenziale per lo sviluppo delle abilità psicomotorie. La già citata Montessori aveva dedicato particolare attenzione a questo insegnamento, per esempio usando i suoi famosi “telai dell’allacciatura”.

ma a me, nel mio piccolo, è capitato di far fare ai bambini esercizi di propriocezione in cui, bendati, dovevano allacciare nodi. prima con una grossa corda e con gesti ampi, poi con corde e fili sempre più sottili e corti, con gesti sempre più fini delle dita…

… salvo accorgermi che qualcuno non sapeva fare un nodo nemmeno togliendosi la mascherina.

Ma aspetta.

Non è appunto questo il punto.

Il punto è un altro.

Siamo sicuri che i bambini VOGLIANO non allacciarsi le scarpe?

E’ lento.

E’ scomodo.

Necessita insegnamento. Necessita pazienza. Comporta frustrazione.

Abbiamo fretta. Dobbiamo andare. Dobbiamo uscire di corsa per andare al corso di scacchi, di pensiero computazionale o di arti marziali cinesi, che ti fanno diventare intelligente… e alla lezione di violino che ti rende abili le mani e acuto il cervello…

… quindi non abbiamo tempo per allacciare le scarpe.

(E’ un po’ l’equivalente di arrivare in palestra per un allenamento di softball o di atletica… trascinando i piedi, e con mamma che ti porta la borsa perché pesa – chissà da dove nasceranno, addominali e dorsali che ti servono per battere).

Bene.

Ma io vedo una cosa che la mamma non vede.

Vedo che in OGNI borsa dei guanti a scuola,

e appena un po’ meno nella borsa dei guanti della squadra,

metà dei guanti hanno i laccetti disfatti.

Perché il bambino, al quale hai voluto “risparmiare il tempo”, “evitare la fatica” e magari “la frustrazione” di doversi allacciare le scarpe,

appena ne ha l’occasione si mette a fare e disfare nodi… usando il guanto da softball come succedaneo della scarpa “da adulto” che gli hai negato.

Ogni allenatore sa che cosa significhi un guanto slacciato: il guanto è tenuto insieme soltanto da due lacci: se uno di quelli, slacciato, si sfila, il guanto comincia a disintegrarsi. Se non te ne accorgi subito e non riannodi, la scelta è fra ricomprare il guanto o passare un’ora a reinfilarlo.

Ora: reinfilare un guanto perché i laccetti si sono rotti per l’usura, o per “tirarlo”, è mestiere tradizionale dell’allenatore giovanile.

Ma passare le serate a reinfilare guanti, perché GianKevin di 10 anni compiuti va in giro con le scarpe chiuse a velcro per evitare i nodi, ma poi SENTE IL BISOGNO PROFONDO, istintivo, di esercitare la propria intelligenza, manualità, vista, sui nodi di un guanto Wilson da 50 euro…

… per dirla con le parole della stessa Montessori: “girano un po’ le balle!”

Ogni giocattolo, ogni attrezzo ha il suo fascino, la sua magia, oltre che la sua utilità per divertire e far fantasticare e insegnare.

Ma i giocattoli più belli hanno questo, in comune: in modo facilitato, danno al bambino l’occasione di “sentirsi grande”.

Di fare gesti che vede fare ai grandi.

Chi non ha mai visto un bambino che riesce a mettere le mani su uno degli attrezzi di lavoro dei genitori? Felicità pura!

Magari un trapano o una cucina a gas giocattolo, una scaletta per bambini alta mezzo metro e non tre, gli evitano qualche rischio d’infortunio e sono più adatti per cominciare.

Ma mettersi alla prova con qualcosa di “adulto”, e riuscirci, è un piacere essenziale.

A 3 anni.

A 6.

A 10 o 11… siamo al limite dell’emergenza generazionale.

E allora:

che senso ha evitare al bambino “scomodità” che poi LUI VA A CERCARSI comunque?!?

Che senso ha allacciargli le scarpe quando arriva all’allenamento, per poi vederlo che nelle pause del gioco FA NODI e li DISFA?!?

Quando studierà Medicina, accanto al libro di Anatomia troverà ferri e cotone per l’uncinetto. Se non sa lavorare all’uncinetto, bene e veloce, difficilmente diventerà mai un chirurgo.

Deve per forza diventare un chirurgo? No, magari farà l’elettricista, ma allora dovrà saper infilare una vite o un dado in un punto cieco, infilandoci le dita con un’angolazione scomoda e muovendole alla cieca.

Fare i nodi è coordinazione occhio/mano, propriocezione, tatto, movimento nelle tre dimensioni.

Disfare un nodo malfatto è analisi di un problema.

Fare un doppio nodo, così i lacci non si sciolgono durante la partita, è concettualizzazione, astrazione.

Ogni squadra di softball, ogni scuola, può metterti a disposizione un guanto.

Ma le scarpe, e i lacci, e il tempo per annodarli, e l’insegnamento che quel tempo è ben speso e che quella capacità è apprezzata e valorizzata PRIMA della capacità di tirare strike, quelle spettano alla famiglia.

E francamente, parlando da coach: se le dita, gli occhi e la mente di una ragazza non sanno allacciare una scarpa, non possono lanciare uno strike.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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